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Sindrome del bimbo scosso: il primo caso in Usa nel 1946
Scuotere violentemente o comunque con particolare forza un bambino molto piccolo può, in apparenza, sembrare meno grave e pericoloso rispetto ad uno schiaffo od un pugno. Invece è vero il contrario....
Scuotere violentemente o comunque con particolare forza un bambino molto piccolo può, in apparenza, sembrare meno grave e pericoloso rispetto ad uno schiaffo od un pugno.
Invece è vero il contrario. Si chiama "sindrome del bimbo scosso", di cui si parla ufficialmente da quaranta anni ( rivista "Pediatrics”), sulla base d' un caso avvenuto negli Stati Uniti già nel 1946.
Il danno si dimostra spesso devastante anche per le particolari, normali condizioni fisiche del bambino sotto l'anno d'età.
La testa è infatti grande rispetto al collo, i muscoli appaiono deboli (tipico il ciondolamento nei primi mesi d'età) e così il cervello, in caso di movimenti particolarmente bruschi, sbatte avanti e indietro all'interno della scatola cranica, danneggiando il tessuto nervoso ed i vasi sanguigni. Si tratta d'una azione lesiva meccanica, correlata alle brusche accelerazioni e decelerazioni cui vengono sottoposti l' encefalo, i vasi e più in generale tutti i tessuti.
Oltre cioè il danno scheletrico, possono crearsi lacerazioni ed emorragie cerebrali con gravi danni neurologici alla retina, crisi epilettiche, ritardo mentale, fino al decesso.
Le statistiche, in tema di cause, parlano in minor misura di errate manovre d'accudimento e, nella maggior parte, delle conseguenze di maltrattamenti.
Una variante del quadro clinico avviene quando il bambino non è soltanto scosso furiosamente, ma è gettato con violenza contro una superficie fissa, anche se non necessariamente dura e rigida.
(g.u.b.)
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