Il Tirreno

Pistoia

Il vivaismo cambia pelle via le piante ventennali

Il vivaismo cambia pelle via le piante ventennali

Crisi economica, nuovi gusti e tipo di acquirenti: addio pini, magnolie e abeti Carlesi (Coldiretti): «Manteniamo anche la produzione che ci ha resi importanti»

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PISTOIA. Nuovi tipi di acquirenti, cambiamento nei gusti, necessità di accorciare il ciclo produttivo a causa della scarsa liquidità. Una serie di concause (queste le principali) che stanno cambiando l’aspetto dei vivai pistoiesi. Laddove, fino a pochi anni fa, regnavano pini, magnolie e palme, ora è molto più facile vedere photinie, bambù, viburnum. I tipi di “allevamento” che vanno per la maggiore sono le spirali e i pon pon. Il ciclo di maturazione è in genere un decimo di quello che potrebbe richiedere una conifera di alto fusto.

Un vivaismo diverso, che si è adattato ai tempi, alla crisi e ai gusti. «Cerchiamo comunque - afferma Mario Carlesi, presidente di Coldiretti - di non disperdere un patrimonio del nostro vivaismo come le piante ventennali. Ora ci sono, ne vengono ripiantate meno a causa della crisi e delle richieste del mercato. Quando i gusti, come avviene ciclicamente, cambieranno di nuovo, sarà importante farci trovare ancora pronti».

Sono cambiati gli acquirenti finali, afferma un agrotecnico da noi contattato. «Gli acquirenti principali, da giardinieri ed edilizia, sono diventati le famiglie e la grande distribuzione. C’è meno ricchezza, per cui si comprano piante con un costo più basso. Ma in generale le piante hanno sempre avuto un turn over legato ai cicli. In questa fase, piante “storiche” come magnolie e pini hanno un appeal minore anche per i paesaggisti. Prevalgono photinie, bambù, viburnum, cupressus sempervirens. La photinia già dall’anno scorso ha avuto un calo, ma negli ultimi anni è stata una delle specie andata per la maggiore. È una pianta facile da gestire in un giardino. Ai cambiamenti del mercato aggiungiamo che per una piccola azienda un ettaro di abies nordmanniana ha un costo difficilmente sostenibile. Con poca liquidità, si piantano specie piccole, che in due anni possono essere messe sul mercato».

Ma con la produzione concentrata su varietà con cicli più brevi Pistoia perde una peculiarità che ne ha fatto la ricchezza, facciamo notare. «I clienti che percorrono 3mila chilometri - riconosce Carlesi - non comprano piante da due anni. Ora le piante ventennali ci sono, se non vengono ripiantate non saranno sufficienti quando saranno nuovamente richieste. La fortuna di Pistoia è avere un clima che consente di far crescere conifere e palme». Pistoia può permettersi di coltivare tutto, insomma, e la varietà dell’offerta è sempre stata la sua forza. Detto questo, l’importante, è mantenere la capacità di fare i vivaisti, e quella, sottolinea Carlesi, «i pistoiesi ce l’hanno da oltre un secolo».

Tiziana Gori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web