Il Tirreno

Pistoia

Vivai: anche due anni per riscuotere

di Tiziana Gori
Vivai: anche due anni per riscuotere

I piccoli “strozzati” dalle grandi aziende. Interviene Coldiretti che propone di pagare i fornitori «almeno dopo 9 mesi»

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PISTOIA. Termini di pagamento che da un massimo di sei mesi sono scivolati sulle spalle dei piccoli vivaisti (e nel portafoglio) fino a un anno, poi un anno e mezzo. «Ora siamo anche a due anni di ritardo», ammette Vincenzo Tropiano, direttore di Coldiretti.

Intuibili le conseguenze: difficoltà ad ottenere credito dalle banche, difficoltà a ripiantare, difficoltà a mantenere le famiglie. Il sistema-vivaismo non è immune dalla crisi, e il -6% nell’export del 2013 dà la cifra di un rallentamento che gli addetti vivono ogni giorno. Ne risentono tutti, dai piccoli ai grandi, tranne forse alcuni grandissimi, ma a soffrire di più sono le aziende a gestione familiare.I piccoli produttori forniscono le piante alle aziende di medie e grandi dimensioni, attendendo il pagamento per mantenere in piedi l’attività, continuare ad occuparsi delle piante dell’azienda o ripiantarne di nuove, fare investimenti e acquistare mezzi.

Tutto bloccato (o quasi), confermano le associazioni di categoria. I tempi di pagamento dei committenti si sono dilatati a dismisura, e rischiano di mettere ko il sistema. Stanno provocando cambiamenti sostanziali nel tipo di produzione: non più conifere (pini, cipressi, tassi etc), palme o piante ad alto fusto ma piante che richiedono cicli di crescita meno lunghi. «Spirali, pon pon, photinie stanno sostituendo la produzione che ha fatto la fortuna del distretto pistoiese». Il lato negativo, secondo Tropiano, è che mentre spirali e pon pon «li hanno in tutta Europa, le conifere sono una nostra peculiarità. Avevamo oltre 30mila varietà di piante. Ora la produzione si è concentrata su varietà con cicli più brevi».

Coldiretti sta portando avanti da alcuni mesi una serie di incontri con produttori grandi e piccoli per trovare una soluzione al problema dell’estremo ritardo nei pagamenti. «Dobbiamo tornare ad un patto etico tra gentiluomini. Oltre i nove mesi non si va». Secondo Tropiano è possibile farlo. «I tre quarti delle grandi aziende sono in grado di garantire i termini. Qualcuno che ha fatto investimenti di rilievo e ha utilizzato il volano della filiera corta ora non ne ha la possibilità. Certo che - esclama - dobbiamo fare il possibile per conservarla questa filiera».

Negli ultimi venti anni «c’è stato un progressivo dilazionamento dei tempi di riscossione. Al massimo, tutto ciò che era consegnato a giugno veniva pagato a marzo dell’anno successivo. La crisi e le nuove regole hanno creato problemi di liquidità e messo in crisi il sistema. I piccoli vivaisti non hanno il “cash” non possono ripiantare la vasetteria, e perdono credibilità agli occhi del sistema bancario. Con una fattura potevano ottenere l’anticipo di una somma, ora difficilmente hanno qualcosa da presentare in tempi brevi. Sta venendo a mancare l’ossigeno dei soldi, e ci si sta spostando su tipologie di piante più commerciali».

L’articolo 62/2012 del decreto sulle liberalizzazioni stabiliva termini di pagamento tra i 30 e i 60 giorni giudicati eccessivamenti penalizzanti dalle aziende vivaistiche. «Il governo - ricorda Tropiano - ha ritenuto, dopo opportune valutazioni, che l’articolo 62 non fosse applicabile alle transazioni tra aziende agricole e anche tra allevamenti. Non è possibile sostenere pagamenti a 60 giorni, ma dobbiamo ripensare a una rimodulazione sostenibile per tutti».

Un punto su cui concordano le tre associazioni di riferimento del mondo vivaistico:Coldiretti, Cia e Confagricoltura. Nello specifico l’associazione di via dell’Annona, presieduta da Mario Carlesi, sta portando avanti da alcuni mesi una serie di incontri e visite alle aziende per dirimere la quesione dei ritardati pagamenti. «Dobbiamo tornare - sostiene Tropiano - alla tradizione pistoiese, perché crediamo che ce ne sia la possibilità. È una regola non scritta, dall’alto valore etico: la gente deve tornare a credere che si possa dare ossigeno alla filiera, e rilanciarla. Quando un piccolo coltivatore va in banca e dice: «Non so quando mi pagano, potrebbe essere tra venti settimane come tra venti mesi, la banca chiude i rubinetti e comincia a controllare con una certa attenzione, per non dire diffidenza, il vivaista, che deve fare a meno del volano finanziario rappresentato dalla liquidità o dagli anticipi sui pagamenti». Tropiano si dice comunque fiducioso: «Credo che ce la possiamo fare». Secondo Coldiretti ci sono le condizioni perché entro un anno “il patto tra gentiluomini” venga ripristinato a tutti gli effetti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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