Il Tirreno

Pistoia

CASO ROMANO

Angherie e molestie su due dipendenti alla Lh Express

Angherie e molestie su due dipendenti alla Lh Express

PISTOIA. Respinto in secondo grado dalla Corte d’Appello di Firenze, presieduta da Giorgio Pieri, il ricorso dell’imprenditore Mario Romano, titolare della Lh Express, contro la sentenza di condanna...

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PISTOIA. Respinto in secondo grado dalla Corte d’Appello di Firenze, presieduta da Giorgio Pieri, il ricorso dell’imprenditore Mario Romano, titolare della Lh Express, contro la sentenza di condanna in primo grado per molestie fisiche e verbali nei confronti di sue due dipendenti. Una sentenza, quella del giudice del lavoro del tribunale di Pistoia, Elisabetta Tarquini, che lo scorso anno aveva suscitato vasta eco. Innovativa, perché per la prima volta anche la consigliera regionale di parità si era costituita parte civile al fianco delle due lavoratrici. Il giudice Tarquini aveva ritenuto attendibili le prove e le testimonianze delle ex dipendenti Denise Galli e Michela Bonari, stabilendo che quella messa in atto dal Romano era “discriminazione di genere”, materia di diritto dell’Unione Europea, che impone agli Stati membri di garantire alle persone lese da discriminazioni fondate sul sesso risarcimenti adeguati. Mario Romano è stato condannato a riassumere la Galli, assunta nel 2008 come apprendista e licenziata pochi mesi più tardi. Secondo le accuse, perché respingeva le sue avances. Dovrà anche versarle un risarcimento di 25mila euro, 40mila euro alla Bonari, licenziata perché non riusciva più a resistere sul posto di lavoro, e 25mila euro alla consigliera di parità della Regione Toscana Wanda Pezzi.

Il caso è stato seguito da Luana del Bino dell’ufficio vertenze Cgil e le ragazze sono state assistite dall’avvocato Marica Bruni (la consigliera di parità dall’avvocato Lisa Amoriello).

In Appello, Romano ha cambiato avvocato difensore: dallo studio legale Casciani all’avvocato Attilio Biava, del Foro di Roma. Pochi giorni fa, il 24 ottobre, è stata depositata la motivazione della sentenza. «Il giudice Pieri - spiega Bruni - ha confermato integralmente la sentenza di primo grado, dando molta rilevanza alla condotta processuale difensiva dell’azienda e valorizzando l’elemento del dato statistico: il fatto cioé che nell’azienda i rapporti di lavoro fossero molto brevi, con il reiterarsi del ricorso alle dimissioni. In più c’è la testimonianza di un’altra dipendente e, si legge nella sentenza: “i fatti non sono stati specificamente contestati dalla difesa del Romano, che si è limitata ad addossarne l’onere probatorio sulle ricorrenti”».

Romano è stato anche condannato a rifondere alle parti appellate le spese di giudizio (2500 euro per ciascuna parte). Ha tempo 60 giorni dalla notifica della sentenza, per decidere se ricorrere in Cassazione. Intanto le ex dipendenti attendono il completamento del risarcimento, per ora avvenuto in minima parte. «Abbiamo dovuto - spiega Bruni - pignorare la pensione dell’imprenditore e alcuni mezzi aziendali».

Tiziana Gori

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