Il Tirreno

Pistoia

Imu agricola, la seconda rata è in vigore

di Corrado Benzio

Appello per tagliarla, ma il governo vuole usare quei 350 milioni per compensare la prima casa

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PISTOIA. Ma gli agricoltori la pagheranno la seconda rata dell’Imu? La domanda sorge spontanea dopo che sabato anche il ministro De Girolamo ha tuonato contro l’ipotesi di far pagare ai coltivatori diretti e alle imprese agricole quello che era stato tagliato a giugno.

Come vivaisti e floricoltori ricordano, a giugno non venen pagata la prima rata dell’Imu agricola.

Ma ora sembra che i 350 milioni di euro che frutterebbe l’imposta su terreni ed edifici rurali sarebbe già inseriti nell’elenco dei 2,4 miliardi di euro che servono da copertura per il taglio dell’imposta sulla prima casa.

A pagare la rata Imu sarebbero gli edifici accastati in categoria catastale C, D, E ed A/10.

Fermo restando che non pagheranno comunque gli edifici rurali che il coltivatore ha adibito a residenza principale, il problema dell’Imu per i coltivatori rischia di essere veramente pesante.

In una fase congiunturale così compromessa e con il settore in crisi (si pensi alla floricoltura del Pesciatino) doversi accolare anche l’Imu per evitare che la paghino i proprietari di case è una sorta di beffa per i coltivatori italiani.

Da qui l’allarme lanciato non solo dal ministro delle Politiche Agricole, la pidiellina De Girolamo, ma anche dalla stessa Coldiretti che teme veramente per la tenuta dei conti delle aziende.
Da segnalare che quella sull’Imu agricola sembra una battaglia che sta combattendo solo il centrodestra.

Da registrare anche l’appello di Maurizio Gasaparri, anche lui esponente del Pdl come il ministro, che chiede al governo di «rispettare i patti e di dare un aiuto ad un settore importante della nostra economia»

Vedremo insomma cosa succederà. Fino al 9 dicembre – fermo restando che non si pagherà l’imposta sulla prima casa – i Comuni hanno la possibilità di rimodellare le aliquote. La seconda rata va poi pagata entro il 15 dicembre.

Insomma tempi strettissimi per decidere e per non tenere in ambasce tutto un settore che ad esempio nella nostra provincia è asse portante dell’intera economia.

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