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Pistoia

petizione al villaggio belvedere

In trecento per dire no alla chiusura del distretto

In trecento per dire no alla chiusura del distretto

PISTOIA. La prima mossa dei residenti del villaggio Belvedere e villaggio Scornio, è una raccolta di firme che in pochi giorni ha raggiunto quota trecento, mentre altre se ne stanno aggiungendo, da...

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PISTOIA. La prima mossa dei residenti del villaggio Belvedere e villaggio Scornio, è una raccolta di firme che in pochi giorni ha raggiunto quota trecento, mentre altre se ne stanno aggiungendo, da recapitare al sindaco, assessore alla salute e ai dirigenti Asl, finalizzata a contrastare «un futuro pieno di disagi - confermano le signore Ambra e Carmela alle quali la corposa comunità ha consegnato le firme con lettere allegate - se le notizie diffuse in questi giorni e confermate da alcuni operatori Asl , della chiusura del presidio sanitario del villaggio Belvedere, dovessero risultare veritiere. Il bacino di utenza è rilevante se si pensa che tutti i giorni si riversano in questa struttura gli abitanti di un pezzo considerevole della città e della montagna pistoiese. Forse in totale diecimila persone, in gran parte anziani - specificano le due signore - che se questo insensato progetto dovesse concretizzarsi, dovrebbero organizzarsi diversamente da ora, con gravi disagi».

Al centro della questione ci sono la vivibilità, la mobilità l'insicurezza, e l'incertezza di dover abbandonare abitudini consolidate nel tempo per dover affrontare situazioni di forte disagio, soprattutto per quanto concerne gli anziani. «In previsione della possibile soppressione dei servizi Cup, prelievi e visite mediche - sottolinea Ambra - la mobilitazione degli abitanti si è fatta di giorno in giorno più forte. E nel futuro non sono da escludere altre forme di protesta. Chiediamo un incontro con il primo cittadino, l'assessore alla sanità, il direttore Asl per discutere di questo problema. Non ammettiamo scelte sopra le nostre teste senza prima coinvolgere noi che siamo i diretti interessati. Vanno trovate soluzioni condivise - proseguono Ambra e Carmela - che evitino ai nostri anziani, magari digiuni e malati, lunghe file d'attesa. Temiamo che i problemi esistenti possano inasprirsi».

Franca Capecchi

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