Il Tirreno

Pistoia

Referendum: la Montagna va in Regione

di Elisa Valentini
Referendum: la Montagna va in Regione

Comitato e sindaci a Firenze per protestare sui ritardi: entro primavera 2014 vogliamo che si voti sul Comune unico

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SAN MARCELLO. Partirà questa mattina alla volta della Regione a Firenze una delegazione del Comitato per la fusione dei comuni della Montagna pistoiese. Obiettivo: sciogliere una volta per tutte il nodo sull’indizione del referendum per il comune unico.

«La Regione ci ha concesso questo incontro – spiega il coordinatore Giuliano Tonarelli – dopo diverse sollecitazioni da parte nostra. Questa audizione avrebbe dovuto tenersi ad ottobre, così intanto un altro mese di tempo prezioso è andato perduto».

Il comitato, come del resto tutta la popolazione montana, attende dalla scorsa primavera una risposta sulla data di indizione di un eventuale consultazione referendaria nei comuni inclusi nel progetto di fusione: Abetone, Cutigliano, Piteglio e San Marcello. La proposta di legge, predisposta dal Comitato, fu portata in consiglio regionale dai consiglieri Gambetta Vianna e Lazzeri (gruppo Più Toscana) a maggio 2013. Di pari passo la Regione acquisì il parere dei sindaci interessati: se Carluccio Ceccarelli (Cutigliano) e Claudio Gaggini (Piteglio) si dissero favorevoli all’idea del comune unico, Giampiero Danti (Abetone) non ha mai nascosto la sua contrarietà alla fusione mentre Silvia Cormio (San Marcello) si definì pro-fusione al patto che fosse preceduta da un adeguato percorso partecipativo.

Tutti risultarono comunque favorevoli al referendum. Poco tempo dopo il consiglio regionale deliberò la necessità di acquisire, sulle proposte di fusione di iniziativa dei consiglieri regionali, anche i pareri dei consigli comunali prima di ogni decisione in merito ai referendum. I 4 consigli comunali montani votano dunque i loro ordini del giorno. A Piteglio e Cutigliano emerse qualche spaccatura interna; il consiglio di Abetone espresse voto unanime e contrario alla fusione. Di fronte alla situazione contrastata, il consiglio regionale di fine giugno, su risoluzione presentata dalla 1° commissione affari istituzionali, accolse la richiesta di allungare i tempi del referendum per dare modo ai comuni di attivare un percorso partecipativo.

Fu accantonata l’ipotesi di ottobre 2013, ma c’erano ancora i tempi utili per andare alle urne a gennaio 2014, prima del rinnovo amministrativo in 3 dei 4 comuni montani. Passa l’estate, il comune di Abetone inasprisce la sua posizione contraria ed il sindaco Giampiero Danti chiede di unire al quesito referendario sulla fusione quello per il passaggio in Emilia Romagna. Intanto il comitato attende una risposta o almeno qualche indicazione dalla Regione che non arriva. Un silenzio che, al di là delle posizioni pro o contro la fusione, non fa bene alla politica della montagna dove ogni giorno si respira un’aria di incertezza. La stessa Unione dei Comuni, già costituita e che non decolla, è sintomo di insicurezza sul prossimo futuro. «Oggi chiederemo alla Regione che cosa ha intenzione di fare e ribadiremo la necessità di andare al referendum entro la primavera 2014 per dare ai cittadini la possibilità di esprimersi su questa importante opportunità – prosegue Tonarelli – ci saranno anche i sindaci chiamati ad esprimere di nuovo il loro parere».

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