Servizi razionalizzati e case della salute per salvare la sanità
Il dg Abati fa il punto senza risparmiare critiche al passato «Prima non c’era programmazione, ma solo immobilismo»
PISTOIA. Bilancio di un anno. Era il 29 ottobre del 2012 quando, dopo 5 mesi di reggenza del commissario Bruno Cravedi, Roberto Abati prese il posto di direttore generale dell’Asl 3, succedendo ad Alessandro Scarafuggi (arrestato all’interno dell’inchiesta sull’Asl di Massa).
Un anno denso, tra inaugurazioni, riorganizzazioni e, inevitabili, polemiche. Sul quale Abati, circondato dalla sua squadra, fa il punto. E lo fa non nascondendo un certo fastidio – pur non citando mai il predecessore – verso la passata gestione: «Abbiamo trovato un’assenza complessiva di programmazione aziendale, progetti che rischiavano di perdersi a causa dell’immobilità che aveva caratterizzato alcuni periodi; una contrapposizione di fatto tra le due aree principali (Pistoia e la Valdinievole) della provincia, ognuna con un assetto organizzativo proprio e diverso da quello previsto dalla riorganizzazione regionale; avevamo tre presidi ospedalieri ognuno con una sua vita autonoma; mancavano figure uniche per le singole funzioni». Insomma, come una flotta di barche che in teoria dovevano navigare insieme, ma, invece, andavano ognuna in una propria direzione. E sta proprio qui forse il risultato di cui Abati va più orgoglioso, non tanto quello che rappresenta “l’evento” dell’ultimo anno, ossia l’inaugurazione del nuovo ospedale («Un impegno già in divenire e portato a compimento – spiega Abati – ma nello stesso tempo ho cercato di seguire anche un’altra linea, quella di non farsi assorbire completamente da questo progetto»), quanto piuttosto l’elaborazione del progetto di riorganizzazione della sanità (diventato poi la delibera regionale 1235) approvato dalla conferenza dei sindaci dei Comuni pistoiesi. Un piano spesso oggetto di critiche (come per esempio quelle che arrivano dalla Valdinievole e dalla Montagna di essere troppo “Pistoiacentrico”) o che viene accusato di non essere applicato fino in fondo.
Un modello che prevede una razionalizzazione dei servizi, che, almeno in linea teorica, dovrebbero garantire contemporaneamente una maggior efficienza e pure un risparmio. Nel documento si parla di divisioni delle specializzazioni, un tema che sta sollevando polemiche al di qua e al di là del Serravalle sui servizi che scompaiono da una parte per essere concentrati dall’altra (vedi il caso del reparto di pediatria unica a Pistoia), ma contemporaneamente si parla molto di sanità sul territorio, attraverso il modello della Casa della salute, dove concentrare tutta le attività sociosanitarie, nonché gli ambulatori dei medici di famiglia. È, per esempio, ciò che è previsto per il vecchio ospedale del Ceppo (lato viale Matteotti) destinato ad accogliere attività attualmente sparse su diverse aree del territorio, con un duplice vantaggio, quello pratico per gli utenti (un esempio classico: si esce dallo studio medico con la richiesta di una visita specialistica e, restando sul posto, si può andare al Cup a fare la prenotazione, e quello economico, eliminando i canoni di affitto per gli immobili occupati attualmente, ma che col trasloco all’ex ospedale potranno essere abbandonati.
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