Il Tirreno

Pistoia

«Senza cambiamenti si chiudeva»

Il direttore generale difende le scelte effettuate sul Pacini di San Marcello

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PISTOIA. In montagna regna la convinzione che le operazioni condotte sull’ospedale di San Marcello (in primis la soppressione di chirurgia, spostata a Pistoia) sia solo il prologo di uno smantellamento destinato a portare alla chiusura dello stesso. La replica del direttore Abati, in questo senso, è drastica: «La ristrutturazione ha garantito la sopravvivenza dell’ospedale, altrimenti, con la nuova normativa avrebbe seriamente rischiato la chiusura».

Quindi, con la responsabile d’area pistoiese Gabriella Bellagambi, Abati fa il punto sulla (contestata) ristrutturazione in corso: «Il progetto è quasi completamente realizzato. Mancano i lavori sulla ex sala operatoria per trasferirvi endoscopia. Lo spostamento avverrà comunque prima della fine dell’anno. Quindi, una volta liberati e ristrutturati, i locali dove attualmente si trova endoscopia accoglieranno il Cup e il centro analisi di via Roma. Il Pacini diventerà un “Piot”, un presidio integrato ospedale e territorio, con la creazione anche della Casa della salute». Quindi viene annunciato un potenziamento anche delle cure domiciliari, e anche se il sistema non convince gli abitanti della montagna, e ha strappato il sì dei sindaci dopo molte perplessità, la reazione dei sanitari, ha sostenuto Bellagambi, è stata positiva: «Si sono sentiti a proprio agio e ci ha permesso di sviluppare nuovi servizi».

E se inizialmente era previsto di portare a Pistoia i 14 Oss e infermieri che lavoravano per il reparto di chirurgia, alla fine le carte in tavola sono cambiate: «Solo in 4 – ha detto Roberto Abati – hanno chiesto di continuare a lavorare per chirurgia, chiedendo quindi di essere spostati a Pistoia, mentre i restanti 10 hanno preferito essere spostati alle attività sul territorio, quindi resteranno in montagna».

Altri particolari sono agginuti dal direttore dei presidi ospedalieri Roberto Biagini: «Tra le novità di San Marcello già da questa settimana aumentiamo la presenza dell’ortopedico (tre volte invece di due a settimana), e sarà aumentata l’offerta ambulatoriale, per esempio con malattie infettive e pneumologia».

(l.s.)

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