Il Tirreno

Pistoia

La difesa: sono accuse infondate

«Provvedimento scriteriato del giudice, smentito dalle stesse indagini»

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PISTOIA. Nessuno dei colleghi, né tantomeno dei suoi pazienti ha confermato davanti agli inquirenti l’ipotesi accusatoria, basata unicamente su quanto sostenuto da una fonte anonima: quella che l’indagato non sarebbe stato nuovo a tentativi di dirottare pazienti dell’ospedale verso le cliniche private dove lui operava a pagamento. E per questo l’avvocato Sante Foresta, del foro di Roma, difensore del dottor De Giovanni, non usa mezzi termini nello stigmatizzare l’operato del gip, che, nella sua ordinanza di misura cautelare avrebbe invece sostenuto il contrario.

«Il gip ha posto a fondamento dell’impianto accusatorio circostanze avversate dal contenuto stesso delle indagini. Noi abbiamo avuto accesso al fascicolo: c’è scritto “a” e il giudice nella sua ordinanza ha scritto “b”. Non si tratta di una cattiva interpretazione, attenzione, ma di una interpretazione sbagliata. Gli altri medici hanno escluso tassativamente comportamenti illegittimi; sentiti dai Nas, tutti i suoi pazienti hanno categoricamente escluso di essere stati contattati dal mio assistito, spiegando di essere stati loro a rivolgersi a lui, avendolo conosciuto attraverso amici, oppure su internet o attraverso la pubblicità».

A giorni, il tribunale del riesame discuterà il ricorso presentato contro la misura cautelare. Al centro, anche la questione della fonte anonima a sostegno delle accuse.

«È stata enfatizzata a dismisura – prosegue l’avvocato – una fonte anonima che nel nostro codice non ha dignità alcuna ma che invece è stata posta alle basi delle esigenze cautelari. Il dottor De Giovanni ha chiarito ampiamente quello che è successo, ma il giudice ha ritenuto che non fosse credibile basandosi su tale fonte anonima, che anche gli studenti dell’università sanno che non può essere posta a fondamento di un giudizio».

Venendo al caso specifico che secondo la procura comporta gli estremi del reato di tentata concussione, l’avvocato Foresta spiega come quella donna non fosse una paziente del suo assistito: «Per cui il dottor De Giovanni non aveva nessuna possibilità di dirottarla dal pubblico al privato. Da professionista abbastanza affermato qual è, avendo avuto la confidenza in corsia di questa signora che si lamentava del fatto che in ospedale non erano all’altezza della situazione, a distanza di un po’ di tempo le ha telefonato per sapere se fosse interessata a fare un intervento in privato, visto che si lamentava della struttura pubblica. Lei detto che non era interessata ed è finita lì. Ma il gip non ne ha tenuto conto».

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