La manifestazione
Micronix cambia pelle e torna a crescere
L’azienda è rinata grazie a una ventina di ex dipendenti dopo il fallimento e i guai giudiziari della precedente gestione
PISTOIA. In gergo si chiamano “workers by out” e sono le aziende salvate e ripartite grazie ai dipendenti. Un bel rischio, visto che generalmente viene formata una cooperativa e l’azienda originaria, o una parte di essa, viene rilevata dalla liquidazione utilizzando i soldi del Tfr e dell’indennità di mobilità, con qualche aiuto esterno quando.Nei giorni scorsi è uscita la lista nazionale sul Corriere della Sera e si è scoperto che in Italia queste imprese sono appena trentasei. Quattordici di queste sono in Toscana e ne è occupato ieri il nostro giornale in cronaca regionale. Il cerchio si stringe così attorno all’unica azienda pistoiese della lista, la Micronix Network di via Bindi, una ventina di persone, diciotto dei quali dipendenti, quasi tutti impiegati. Dal 2006 la Micronix si è costituita in cooperativa a responsabilità limitata risorgendo dalle ceneri del vecchio gruppo Micronix, una grande azienda con oltre cento dipendenti - che aveva la sede principale a Montecatini - la cui tormentata vicenda giudiziaria non si è ancora conclusa. Un buco di 20 milioni, poi l’arresto dell’ex titolare Pierangelo Innocenti per fatture false avvenuto nel 2008 in un’operazione della Finanza chiamata “Ghost Vigilance”. E il rinvio a giudizio che risale al marzo del 2012. Questo è il lato oscuro della vicenda Micronix, che si intreccia però con la parte virtuosa, quella che riguarda un gruppetto di ex dipendenti, rimasti in mezzo alla strada da un giorno all’altro, che, in piena procedura fallimentare, decisero di far rinascere almeno un ramo dell’azienda, costituendosi in cooperativa. L’operazione, che all’epoca (intorno al 2006-2007) fu seguita con trepidazione sia dai sindacati (in particolare la Cgil) che dalla Confindustria, ebbe anche il benestare dell’ex presidente della Regione Claudio Martini. Insomma, la scommessa dei dipendenti-soci, quasi tutti abili informatici, partì col piede giusto ma con grandi incognite. «Tra alti e bassi, come tutte le aziende, siamo ancora qui e lavoriamo – dice l’amministratore delegato Riccardo Rocca – Per quanto possiamo cerchiamo anche di sviluppare l’attività, non limitandoci all’ordinario. Quella che abbiamo acquistato è solo una parte dell’attività della Micronix Computer, quella della curatela fallimentare che comprende il marchio e i software gestionali. I nostri ex colleghi della sede di Perugia hanno creato un’altra società». Il presidente Rocca ha parlato delle difficoltà dell’inizio di questa impresa. «Siamo ripartiti con 50 euro a testa ed è stato molto difficile ma avevamo ancora i nostri clienti. Grazie a loro siamo tornati competitivi e oggi abbiamo un capitale sociale appena sotto i 120mila euro». L’ingegnere Rocca ha poi raccontato di come i dipendenti della vecchia Micronix di Montecatini riponessero una gran fiducia nei vecchi manager, tanto che durante la crisi prima del crack, hanno lavorato gratis per un anno e mezzo». Una vicenda che ne ricorda altre, non poche purtroppo, negli ultimi anni a Pistoia e Provincia. Con un finale, però, diverso, forse anche grazie alla tipologia del lavoro, che richiede manodopera molto qualificata e al fatto che di programmi per i computer ce ne è un gran bisogno, a differenza di altri settori in crisi strutturale e di “vocazione”. Basti pensare che degli oltre 100 dipendenti dell’ex gruppo Micronix Spa, circa la metà era riuscito a ritrovare una collocazione già nel 2007: una ventina nella nuova realtà trasferita a Pistoia, altrettanti nella società Afb Net di Perugia e una quindicina nell’indotto. Dagli ex dipendenti Micronix sono poi nate anche altre piccole imprese che si occupano di computer, come la Mixpro, la Network Care e Extra.
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