Il Tirreno

Pistoia

Débacle: in tavola le castagne turche

di Elisa Valentini
Débacle: in tavola le castagne turche

La produzione nazionale e locale è al minimo: l’importazione invade i mercati con prezzi da 8 euro al chilo

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MONTAGNA. Pietanze della tradizione locale, preparate con frutti tipici del territorio, ma importati dall’estero.

È l’attuale paradosso delle castagne italiane, la cui produzione negli ultimi anni ha subito un drastico calo in Toscana come in gran parte del territorio nazionale.

Sul rischio, di per sé allarmante, della perdita di un prodotto strettamente legato alla tradizione alimentare, fonte di lavoro o di integrazione del reddito per molte famiglie del nostro Paese, si innesta l’aggravio delle importazioni dall’estero.

Quest’anno, per la prima volta nella storia, le castagne straniere presenti sulle tavole degli italiani hanno sorpassato per quantità la produzione Made in Italy scesa sotto i 18 milioni di quintali, come mostrano i dati forniti da Coldiretti. Si parla anche di castagne provenienti dalla Cina. In realtà Coldiretti cita solo quattro paesi, tre europei e uno asiatico: Spagna, Portogalo, Slovenia e Turchia.

«Il declino produttivo dovuto all’andamento climatico sfavorevole ma soprattutto agli attacchi del cinipide Galligeno, l’insetto proveniente dalla Cina – spiega il direttore di Coldiretti Pistoia, Vincenzo Tropiano – favorisce i Paesi stranieri produttori di castagne che ne approfittano per immettere il loro prodotto sul mercato italiano».

Così, spiega Coldiretti in una nota, mentre la produzione nazionale è scesa del 70% rispetto agli anni ordinari, le importazioni sono cresciute del 20% nei primi 7 mesi del 2013 quando già nel 2012 erano già raddoppiate rispetto al 2011 e triplicate rispetto al 2010. Conseguenza dello storico sorpasso: gli italiani hanno più del 50% di probabilità di trovarsi nel piatto, senza saperlo, castagne straniere provenienti dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Turchia o dalla Slovenia. Una delle principali lacune è infatti la mancanza di un sistema di etichettatura trasparente.

«Per le castagne – spiega Tropiano – come per molti prodotti ortofrutticoli, non vige l’obbligo di segnalare l’origine, informazione che l’Unione Europea giudica lesiva della libera concorrenza di mercato. Così in autunno, quando la richiesta aumenta, accade che le castagne importate vengano spacciate come italiane mettendo a rischio le produzioni nazionali sopravvissute finora».

Anche i consumatori, prosegue Coldiretti, possono fare la loro parte, scegliendo il prodotto nazionale, come quello venduto nei mercati di Campagna Amica, nelle aziende agricole locali o nelle sagre in programma in questi giorni dove è possibile fare ancora acquisti di qualità.

Quanto alla montagna pistoiese, il calo stimato dall’associazione di categoria è del 90% rispetto agli anni precedenti all’invasione dell’insetto killer.

Sono molti i castanicoltori che, a causa della scarsa produzione, hanno dato risposta negativa alla richiesta di farina giunta da botteghe e ristoranti locali o privati consumatori. Nei negozi della montagna, in effetti, le castagne fresche in vendita provengono quasi esclusivamente da Casentino, monte Amiata o dalla provincia di Bologna. Anche la farina locale, quest’anno quasi introvabile, è sostituita col prodotto piemontese o garfagnino. Prodotti, comunque, di origine italiana, elemento cui gli operatori della montagna prestano in genere molta attenzione.

«Abbiamo castagne in vendita di due qualità – ci spiega il responsabile del reparto ortofrutta dell’Unicoop di San Marcello Pistoiese – entrambe provenienti dal Bolognese. I nostri prodotti arrivano sempre tramite l’Unicoop Firenze o da fornitori esterni accreditati con preferenza , quando possibile, per l’origine italiana. Quanto ai prezzi, quest’anno sono variabili dai 7 agli 8 euro al chilo, con un aumento del 10% circa sullo scorso anno».

Parliamo della castagna, olvvero dell’alimento che ha sfamato (male, come diuce la storia) per secoli le nostre genti. L’albero del pane per tanti italiani e toscani oggi non lo è più e possiamo ringraziare il progresso alimentare. Ma certo trovarsi sulla tavolta castagje straniere...

In realtà da decenni n tante sagre della castagna (o della frugiata o della mondina o dei ballotti) si usano castagne provenienti dal Piemonte, in particolare dalla provincia di Cuneo, dove la raccolta del frutto ha caratteristiche di organizzazione e commercializzazione legate anche alla possibilità dela selezione, a partire dal calibro. E del resto ci sono realtà come la Garfagnana dove la castagna è perfetta per la farina, meno per essere cucinata.

Insomma un mondo variegato, ma che rischia veramente il ko.

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