Sicurezza
La carica dei 100 per il servizio civile
Solo in 18 hanno il posto per un anno, ma il Pozzo di Giacobbe organizza un toccante incontro con tutti i candidati
QUARRATA. C’è Miriam a cui «trema la voce e batte forte il cuore». «Sono qui perché mi piace impegnarmi e dare il massimo nelle cose in cui credo. È bello» dice. Poi Serena, 23 anni, e un grande amore per gli animali. «Finora – spiega – ho fatto volontariato solo con loro, perché penso che siano meglio di molte persone. Oggi sono qui per ricredermi». E Francesca, che non ha dubbi: «Questo è il posto giusto per me. Quello che ho visto stamani, è ciò che voglio vedere. Guardarsi negli occhi … dire le cose in modo sincero…».
Si fa coraggio anche Martina, “la ragazza dai mille colori”, perché all’inizio arrossisce, ma poi la forza di parlare la trova, eccome se la trova. «Lo faccio per gli altri sì, ma anche per me». Tira corto Paolo, 25 anni: «Voglio sentirmi gratificato la sera quando torno a casa. E se fai star bene gli altri, è difficile poi stare male». Ci sono le lacrime di Marinella, che ha scelto di aiutare le persone con tanti anni sulle spalle e dedica l’avventura di volontariato al nonno: «Mi guarderà dal cielo» dice. E la determinazione di Francesco: lui andrà avanti comunque, anche se non è riuscito a entrare tra i 18 ammessi al servizio regionale nei 6 progetti del Pozzo di Giacobbe e della Cooperativa Gemma, che tra poche settimane si occuperanno di bambini, minori, famiglie, migranti e anziani. «Il volontariato è quel tipo di impegno che cambia le cose», disse Francesco durante i colloqui. Aveva proprio ragione.
Ieri mattina la sala al pian terreno del circolo Parco Verde, a Olmi, era colma di giovani. Una “fiumana di ragazzi” l’ha chiamata Rossano Ciottoli, direttore della onlus quarratina che da 27 anni si occupa degli ultimi, e presidente di Gemma. C’erano quelli che tra poche settimane inizieranno il servizio civile al Pozzo o alla cooperativa, ma soprattutto c’erano i tanti non ammessi al bando della Regione Toscana. Volti che raccontano storie, diverse eppure simili. A loro il presidente dell’associazione di via Fiume, Emiliano Innocenti, ha detto di restare, di resistere, di usare il tempo a disposizione, poco o tanto che sia, per fare volontariato: «Non vi lasciate andare. Provate ad essere protagonisti. Potete contare su di noi».
Commozione, speranza, gioia, ma anche tanta voglia di dire la verità. C’era tutto questo tra le quattro mura della saletta del Parco Verde. Un’energia impossibile da non sentire sulla pelle. Se quest’anno c’hanno provato in un centinaio ad essere ammessi al servizio civile - pagato con poco più di 400 euro al mese e con un’esperienza che dicono cambi davvero la vita - è anche perché la crisi occupazionale oggi morde più che mai una carne che diventa sempre più fragile, smarrita. «Smettete di preoccuparvi, perché il futuro ve l’hanno già fottuto. Non è un discorso di futuro, ma di presente: bisogna riprendercelo. Ragazzi – ha detto Ciottoli - riprendiamoci il presente». Non ha bisogno di orpelli la sua denuncia verso la politica e le istituzioni. Parla di latitanza, di assenza, Ciottoli. «Noi – dice – pensiamo a resistere, loro, le pubbliche amministrazioni, pensano a dove tagliare. Se questo incontro fosse avvenuto in piena campagna elettorale, qui ci sarebbero stati tutti gli amministratori e i futuri consiglieri, dal primo all’ultimo. L’unica certezza è che noi ci siamo. E che bisogna andare avanti. Bisogna fare. Perché è solo così che si cambiano le cose. Con la follia. Non bisogna aver paura di essere folli. La vera ricchezza non è il profitto. È non chiudere. È resistere. È mettere ciò che si sa fare, la nostra quota parte di responsabilità, al servizio di chi ci circonda».
A riassumere la mattinata, alla fine, ci pensa la cofondatrice del Centro culturale Sbarra - la “professoressa più amata” dell’istituto Capitini, oggi in pensione - Alessandra Covizzoli Caroli. Cita “Dio è morto” di Francesco Guccini: «Qui non c’è posto per il perbenismo interessato e la dignità fatta di vuoto» dice la prof.
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