Il dolore
«Erano su due auto di grossa cilindrata»
Le testimonianze dei residenti raccolte dai carabinieri. Il direttore: «Saremo chiusi per alcuni giorni»
PISTOIA. «Due auto di grossa cilindrata. Sembra una Bmw e un’Audi. Una familiare su cui è stato caricato il bancomat, e una berlina che ha percorso un paio di volte il tratto che separa la Banca di Pistoia dalla Cassa di risparmio». Alcune persone si sono affacciate alla finestra appena hanno sentito il boato che ha squarciato la quiete della campagna pistoiese. Nell’oscurità qualcosa è stato visto, e i carabinieri stanno raccogliendo le testimonianze. Pare che i ladri (tre - quattro persone, a volto scoperto) abbiano caricato lo sportello Atm su una station-wagon, mentre sopraggiungeva una berlina con altre persone a bordo, che si fermavano a scambiare alcune parole con i malviventi. Poi, è stato solo uno stridere di gomme sull’asfalto. La seconda auto era stata vista percorrere due volte la strada dalla Banca di Pistoia alla piccola filiale Caripit accanto alla chiesa di Chiazzano, sulla Vecchia Pratese.
Gli allarmi nelle case e nei negozi hanno cominciato a suonare. L’auspicio è che la videocamera esterna alla banca non sia stata manomessa, e che fosse in funzione anche il sistema interno di sorveglianza. «Era accesa», conferma il direttore Riccardo Bini (fratello della deputata Pd Caterina Bini).
«Per tre-quattro giorni - prosegue - la banca sarà chiusa». E probabilmente è l’arco temporale più ottimistico. I vigili del fuoco hanno rilevato danni strutturali all’edificio. Il piano terra, dove si trovano la sala principale con la cassa e l’archivio, sono stati devastati dalla deflagrazione. Seri danni ha riportato anche il piano superiore, con l’ufficio del direttore. E l’onda d’urto ha spostato una delle travi portanti per soffitto. Nella filiale, oltre a Bini, lavorano quattro impiegati.
La banca è in un tratto di Vecchia Pratese densamente abitato. A sé, ma nel cuore del paese. Tutti i residenti nelle vicinanze sono stati svegliati dal boato. «Ho pensato allo scoppio di una caldaia - dice Enrica Bargiacchi - Quando mi sono affacciata c’erano già alcune persone del paese e poco dopo sono arrivate le forze dell’ordine».
«Lo abbiamo sentito anche noi che abbiamo la casa sul retro della strada», affermano Libero e Ivana Frosini, titolari del negozio di macelleria. Qualcuno, dopo l’alluvione, ha pensato ad un terremoto.
Tiziana Gori
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