Il Tirreno

Pistoia

Chiesti due anni e mezzo per Del Santo

di Fabio Calamati
Chiesti due anni e mezzo per Del Santo

Al processo per la falsa candidatura a presidente del Copit. Stessa pena chiesta dal pm per l’ex capo degli uscieri, Lucarelli

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PISTOIA. Due anni e sei mesi di reclusione per l’ex presidente del Copit Luciano Del Santo, 68 anni, e per il capo degli uscieri del Comune (ora in pensione) Giovanni Lucarelli, 66. Questa è la pena richiesta dal pm Giuseppe Grieco nei confronti dei due, imputati di falsità materiale in atto pubblico.

Ieri l’udienza in Tribunale si è conclusa con le arringhe degli avvocati difensori (Cecilia Turco per Lucarelli, Andrea Niccolai per Del Santo). Entrambi hanno chiesto per i loro assistiti l’assoluzione perchéil fatto non sussiste. Per la replica di Grieco e le eventuali controrepliche degli avvocati, tutto rinviato al 20 novembre, giorno in cui dovrebbe arrivare anche la sentenza.

La vicenda è quella relativa alla manomissione della domanda di candidatura di Luciano Del Santo a presidente del Copit. Siamo nel 2009 e Del Santo, esaurita l’esperienza alla guida della Farcom, l’azienda delle farmacie, inoltra in Comune la domanda con allegato il curriculum in cui si propone per un nuovo mandato alla Farcom. Il sindaco Renzo Berti, invece, lo vede bene come presidente del Copit, l’azienda di trasporto. Del Santo non è un nome qualsiasi: dal 1997 è passato da un incarico all’altro nell’arcipelago delle aziende di servizi partecipate dal Comune: prima all’Asp, poi a Publiacqua, Publicontrolli, Farcom.

Ma dopo Ferragosto scoppia un caso politico: consiglieri comunali di opposizione si accorgono che all’ufficio protocollo del Comune la domanda depositata da Del Santo si è arricchita di una dicitura che lo dichiara disponibile per altre aziende oltre a Farcom. Quindi, anche per il Copit. Berti procede con la proposta e il Copit nomina Del Santo presidente. Il sindaco ribatte alle accuse che il regolamento in vigore in Comune per le nomine non è vincolante.

E il caso cade nel dimenticatoio, fino alla notizia dell’inchiesta e poi del rinvio a giudizio: secondo la procura Del Santo avrebbe falsificato la sua domanda, perché riteneva indispensabile farlo, non essendo al corrente dei pareri sulla non necessità del rispetto del regolamento, pareri che invece il sindaco aveva chiesto, prima a voce, e poi per iscritto. Lucarelli, secondo l’accusa, avrebbe concluso l’opera ritirando la busta portata in Comune da Del Santo con la domanda “corretta” e poi approfittando di una contemporanea richiesta delle candidature per il Copit da parte del sindaco, per “integrare” i documenti di Del Santo. Il tutto fatto con dolo: nella confusione delle fotocopie, Lucarelli scambia proprio la pagina con la correzione su 9 totali. E la correzione stessa non è concepita – così sostiene Del Santo – come una comunicazione a sé stante, ma fa riferimento alla domanda già depositata.

L’avvocato Turco si è dedicato a smontare la ricostruzione del pm, sottolineando come non vi sia la prova, se non ai primi di settembre 2009, che nel protocollo del Comune ci fosse la domanda “corretta”. In un giorno che non è possibile determinare è avvenuta la sostituzione, ma non c’è prova che a farlo sia stato Lucarelli né che la confusione da lui stesso ammessa sia stata dolosa. L’avvocato Niccolai ha aggiunto che Del Santo ha solo portato in Comune, agli uscieri, la sua domanda modificata: cosa sia successo dopo non è certo a lui attribuibile. Oltretutto, non è credibile che abbia organizzato tutto in combutta con Lucarelli, dato che i due nemmeno si conoscevano.

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