Sicurezza
In via Palaia la piena ha ucciso polli e conigli
Oltre un centinaio gli animali morti sotto l’ondata di acqua e fango di lunedì Gli anziani che vivono qui da trent’anni: mai vista una cosa simile
AGLIANA. Si è salvato solo un gallo nel pollaio di Leonardo Pelosi e della moglie Nicoletta. Canta continuamente, in cerca delle sue galline. «Non si sa come abbia fatto a non soffocare» dicono i proprietari.
Gli altri animali - polli e conigli - sono tutti morti, annegati nell’acqua della Brana e del fosso Acqualunga che lunedì, prima che sorgesse il sole, ha sommerso i campi attorno a un caseggiato in fondo a via Palaia, zona Carabattole di Agliana, al confine con Pistoia. Ha allagato le rimesse e i capanni degli animali, isolando cinque famiglie. Allagamenti in tutto e per tutto uguali a quelli che hanno colpito decine e decine di altre case nella piana tra Prato e Pistoia, nella notte tra domenica e lunedì.
«Qui – denunciano gli abitanti, molti ultrasettantenni – non è venuto nessuno ad aiutarci. Alle 23,30, dopo tantissime chiamate al Comune e alla protezione civile, sono arrivati solo i vigili del fuoco con due torce in mano. Hanno guardato i campi e poi se ne sono andati».
Adesso i cittadini chiedono un intervento da parte delle istituzioni per la messa in sicurezza dell’area, visto che un tratto del fosso Acqualunga ha ceduto, anche se non completamente. L’acqua non è entrata all’interno delle case per pochi centimetri, ma appena fuori ha allagato tutto. Sono morti in un centinaio tra volatili e conigli. Ora i proprietari non sanno nemmeno dove metterli. Certo è impossibile seppellirli, visto che il terreno tutt’intorno è zuppo d’acqua quando non è ancora allagato.
«Non ho dormito stanotte (ieri, ndr) – dice Luigi Giampietro, 79 anni, che abita al 101 di via Palaia e ha diversi animali – Sono riuscito a salvare otto polli».
La moglie, Rosa, 76 anni, li ha presi in braccio e, uno per uno, con il phon ha asciugato le loro penne inzuppate. «Aprivano le ali – racconta – Sembravano come bambini che mi guardavano e dicevano “Grazie, mi hai salvato”».
Nello stesso caseggiato in cui la donna abita col marito, vivono anche altre quattro famiglie, per una ventina di persone in tutto.
I più anziani sono lì da oltre trent’anni e una cosa del genere l’hanno vista solo nel 2013: per due volte. La zona infatti si era già allagata poco prima di Pasqua. Anche allora, dicono i cittadini, nessuno dal Comune si è fatto vivo, nonostante le richieste di aiuto.
Fuori dalle abitazioni, ci sono i capanni dei conigli e delle galline di proprietà sia dei residenti che di altre famiglie, come quella di Leonardo Pelosi. Ieri erano tutti al lavoro nei campi allagati. «Sono morti» si sente dire dai pollai. Di continuo, uno dietro l’altro, Nicoletta insieme a Nandina Di Ninni e agli altri, tirano fuori galli e galline. Sono appesantiti dall’acqua che ha inzuppato le loro penne.
Marco Giagnoni, 76 anni tra poche settimane, fa il conto dei suoi animali annegati. «16 conigli e 9 galline. Stamani mi è preso male» dice.
L’acqua è entrata anche in una delle rimesse più vicine alle case, dove Giampietro Luigi custodiva il pellet per l’inverno. «Lo avevo comprato in estate per risparmiare quei 50 centesimi a sacco … » spiega.
«Per fortuna – dice la moglie – la stufa non si è sciupata». «Qui non abbiamo né acquedotto né metano – ricorda Giagnoni – Il pozzo è stato completamente sommerso dall’acqua e dalla robaccia. Non lo so proprio come si farà».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
