Il Tirreno

Pistoia

«Ho nuotato fino al piano superiore»

«Ho nuotato fino al piano superiore»

Luca Querci: «Casa da sistemare, ho chiesto un alloggio d’emergenza, mi hanno risposto picche»

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PISTOIA. «Mi sono svegliato con l’acqua fino al collo. Ho nuotato, tra i mobili che galleggiavano, per arrivare al primo piano, in casa dei vicini».

Luca Querci, 49 anni, abita in via Villanova, a Valdibrana. Qui, la furia del torrente Bure esondato ha colpito più duramente che altrove, trascinando acqua e fango nell’aia dove vivono Querci e il vicino. Alle quattro e mezzo del mattino il mondo ha assunto i contorni di un’immensa bolla d’acqua. «Il primo pensiero è stato per i miei due cani». Rayo e Ishtar, due labrador, messi faticosamente al sicuro.

Poi, appena l’acqua ha iniziato a defluire, la conta dei danni. «L’appartamento è distrutto. I mobili sono da ricomprare, la casa da sistemare. Era già successo due anni fa, il proprietario mise tutto a posto e si è detto disponibile - generosamente - a farlo di nuovo».

Ma i lavori hanno bisogno di tempo, uno o due mesi. Ecco quindi la necessità di una casa. «Ho una sorella, ma preferirei non chiederle un’ospitalità così lunga. Perché non è possibile avere un alloggio d’emergenza? Se non in circostanze come queste, in quali?».

Querci è infuriato. Ha bussato alle porte di Comune e Provincia ieri mattina. «In Provincia mi hanno chiesto se la strada è di competenza provinciale o demaniale. Gli ho risposto che non lo sapevo e non mi sembrava la questione prioritaria. Secondo loro sì e mi hanno “rimandato” in Comune».

Datemi un alloggio per il tempo necessario a riparare i danni e ricomprare i mobili, è stata la richiesta. «Mi hanno dato la disponibilità ad ospitarmi per due giorni in albergo. Cosa ci faccio con un’offerta del genere?».

I due giorni sono poi diventati dieci. Sono quattro, informa il Comune, le famiglie per cui è stata necessaria l’evacuazione. Le case sono agibili (non hanno danni strutturali) ma la valanga d’acqua e fango non rende possibile l’immediato rientro. Una famiglia di tre persone residente in via dei Campisanti ha accettato la sistemazione provvisoria, per dieci giorni, in una struttura ricettiva della zona. Altre due famiglie, sempre di via Campisanti, hanno declinato l’offerta perché ospitati da parenti. Resta Querci, e lui ha detto no. I dieci giorni non sono sufficienti a mettere a posto la casa.

Tiziana Gori

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