Sicurezza
Allevamento allagato Terza volta in 10 mesi
«Non può essere un caso, qualcosa è stato modificato»
PIEVE A NIEVOLE. Per anni la vita e gli inverni sono trascorsi tranquilli da queste parti, poi, all’improvviso, tre episodi in appena dieci mesi. D’accordo, il clima è indubbiamente cambiato, anche se non in modo così repentino, e le “bombe d’acqua “improvvise” hanno preso il posto dei classici temporali, nei quali magari cadeva la stessa quantità di acqua, ma in più tempo. Però non basta certo questo a spiegare perché, dal dicembre dello scorso anno, quello di ieri sia stato appunto il terzo allagamento che colpisce il Centro Ippico La Pieve, in via del Melo nella frazione pievarina di Via Nova. E proprio qui, in un panorama valdinievolino problematico ma non drammatico (rispetto almeno a quanto accaduto nel Pistoiese o nella Lucchesia), si è registrata la conseguenza forse peggiore tra quelle vissute nella nostra area.
L’allevamento è coperto da uno strato di acqua, dal quale si eleva (e non di molto) solo la strada che si muove attraverso i box che ospitano gli animali. Una sorta di lago dal quale spuntano le staccionate, le rimesse in legno e i cavalli, più o meno spaesati per quel sta accadendo attorno a loro. Ancora è presto per valutare i danni, ma di sicuro non si tratterà di roba da poco. E, quel che è peggio, non è la prima volta.
«Sono 12 anni che sono qui – racconta Lisa Ducci, la titolare del centro – e non è mai successo niente, poi, prima a dicembre dell’anno scorso (quando persi anche una cavalla), poi a gennaio e, infine, oggi, per tre volte il mio allevamento è finito sotto l’acqua. Non può essere un caso, deve per forza essere successo qualcosa che ha cambiato il corso delle acque, bloccando il normale deflusso delle acque». A sud dell’allevamento c’è via dell Cinque Vie, la strada di collegamento tra Via Nova e Monsummano. Un tratto di strada fino a non molto tempo fa teatro di frequenti allagamenti. La situazione qui è stata sostanzialmente risolta: certo, i problemi, in giornate come quella di ieri, ci sono ancora, ma son poca roba rispetto a quanto accadeva in passato anche in caso di poche gocce d’acqua. Insomma, può nascere il sospetto che eventuali interventi migliorativi per una zona abbiano finito per peggiorare la situazione in un’altra. Ma, anche se i due casi non sono collegati, in ogni caso qualcosa è stato cambiato da qualcuno rispetto al normale regime delle acque. Una difficoltà a far andar via l’acqua che si evidenzia anche in via del Melo, lì vicino: mentre ormai il livello dell’acqua calava dappertutto, dai tombini della strada continuava a sgorgare acqua che, evidentemente, no trovava altra via d’uscita. Che si tratti di un intervento pubblico o privato non è dato di sapere, ma è proprio lì la questione: come si può scoprire l’origine del problema, in modo da risolverlo?
Per questo Lisa Ducci si scaglia contro il Comune di Pieve a Nievole e, soprattutto, contro il Consorzio di bonifica, colpevoli a suo dire non solo di non aver dato una risposta al problema, ma nemmeno di averne ricercato le cause, nonostante le continue segnalazioni fatte dall’allevamento ippico. E anche ieri mattina, nonostante le continue chiamate e le relative rassicurazioni, i titolari hanno aspettato a lungo l’arrivo di qualche tecnico del Consorzio per mostrargli la situazione.
A complicare le cose anche la recente costruzione di una strada a fianco dell’allevamento, che per la sua posizione non appare come la causa diretta del mancato deflusso dell’acqua, ma, lo stesso ha peggiorato la situazione, avendo creato una superficie più alta accanto da cui le acque scivolano verso l’allevamento stesso.
Nel frattempo sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco, per cercare di ridurre i disagi degli animali, che non potevano nemmeno essere rimossi dai box senza fargli correre grossi pericoli di incolumità (lo strato d’acqua, infatti, nascondeva buche e fossati profondi, nei quali i cavalli sarebbero potuti inciampare facendosi male o peggio).
«Non è possibile andare avanti così – conclude la titolare – invece di cercare di preservare un’attività, siamo lasciati soli ad affrontare le difficoltà».
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