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Pistoia

Il Tar conferma Dell’Anno procuratore

Il Tar conferma Dell’Anno procuratore

La sentenza di marzo che annullava la bocciatura del Csm, andava eseguita subito. Il giudice è già tornato nel suo ufficio

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PISTOIA. Renzo Dell’Anno è tornato da ieri pomeriggio a firmare gli atti come procuratore capo di Pistoia. La nuova sentenza del Tar del Lazio, depositata mercoledì nella segreteria del tribunale amministrativo, riconosce infatti al magistrato il pieno diritto a guidare la procura già dal marzo scorso. Vale a dire dal giorno in cui gli stessi giudici amministrativi laziali depositarono la sentenza (per la cronaca: la 3081 del 26 marzo) che bocciava il “no” del Consiglio superiore della magistratura al rinnovo dell’incarico a Dell’Anno.

Approda così ad una conclusione – che per il momento è definitiva – la complessa vicenda che dall’ottobre 2010 tiene in sospeso la guida della procura pistoiese. Ora Renzo Dell’Anno si è visto riconosciuto il diritto di rimanere procuratore capo in regime di “prorogatio”: in attesa, cioè, di una nuova valutazione del Csm sul suo lavoro, allo scopo di essere confermato o meno alla guida dei pm pistoiesi. Parallelamente, il procuratore capo reggente, Giuseppe Grieco torna a rivestire il suo ruolo di pm.

Nella sentenza, tra l’altro, il Tar del Lazio non nasconde la sua perplessità per gli atteggiamenti tenuti nella vicenda «dalle Autorità» (non meglio specificate, ndr) che hanno di fatto impedito, fin qui, che una sentenza dei giudici amministrativi venisse osservata e applicata.

La sentenza del Tar laziale ricostruisce tutti i passaggi della complessa vicenda. Che ha inizio quando, nell’ottobre 2010, scade il quadriennio di Dell’Anno alla guida della procura di Pistoia. Il magistrato si candida per un nuovo quadriennio, ma la conferma è subordinata ad una valutazione, da parte del Csm, della qualità del suo lavoro come magistrato e come capo dell’ufficio.

Il Csm ci mette 18 mesi a soppesare i pro e i contro; poi, il 19 aprile 2012, arriva la bocciatura per Dell’Anno: proble,mi organizzativi, inefficienza dell’ufficio, limitazione dell’autonomia dei pm, alcune delle lacune contestate.

Dell’Anno fa subito ricorso, ma intanto perde l’incarico di procuratore capo, che viene affidato dal procuratore generale presso la Corte di appello di Firenze al sostiuto più anziano, Giuseppe Grieco.

Il 26 marzo di quest’anno il Tar decide sul ricorso e dà ragione a Dell’Anno, cancellando la bocciatura ricevuta dal Csm, del quale vengono smontati quasi tutti gli argomenti.

Sarebbe bastata quella sentenza – dice il Tar del Lazio – a reinsediare l’ex procuratore, in attesa che il Csm esaminasse di nuovo la sua richiesta di un nuovo quadriennio alla guida dell’ufficio (ma senza potergli contestare le questioni già sollevate e bocciate dal Tar). Ma nel dubbio, il reggente Grieco interpella Ministero della giustizia, lo stesso Csm e la procura generale di Firenze. Quest’ultima risponde subito, affermando che occorreva una pronuncia del Consiglio superiore. E allora Dell’Anno e Grieco insieme chiedono lumi a quest’ultimo, ottenendo però un nuovo diniego. In realtà la commissione competente – citata nella sentenza del Tar – aveva dato un parere favorevole al reinsediamento di Dell’Anno, ma il plenum del Csm, il 12 giugno, aveva respinto la proposta. Non solo: l’organo di autogoverno dei magistrati ha anche proposto ricorso al Consiglio di Stato contro la prima sentenza del Tar favorevole a Dell’Anno. Ma a fine settembre dal Consiglio arriva una conferma al giudizio dei giudici amministrativi.

Intanto Dell’Anno non è stato con le mani in mano ma ha firmato un nuovo ricorso al Tar del Lazio in cui chiede che sia lo stesso tribunale amministrativo a verificare l’applicazione della sua propria sentenza. Si chiama “ricorso per ottemperanza”: il 9 ottobre è stato discusso e l’altro ieri la sentenza è stata depositata. Nove pagine che, come detto all’inizio, restituiscono la guida della procura a Renzo Dell’Anno e condannano Ministero della giustizia e Csm a risarcire al magistrato le spese di giudizio, 4.500 euro.

Fabio Calamati

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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