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Cis accusato di «sprechi e regalìe»

Cis accusato di «sprechi e regalìe»

Inceneritore, “Montale che cambia” tira in ballo l’affidamento della gestione a terzi

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MONTALE. «Sprechi e regalie» dell’azienda pubblica di Quarrata, Agliana e Montale che incidono sugli aumenti della bolletta dei rifiuti registrati negli anni. «Perché Cis ha scelto di affidare la conduzione ad un gestore esterno tramite gara, con conseguente aumento dei costi annuali di quasi un milione di euro?». A sollevare la questione è Alberto Fedi, consigliere di “Montale che cambia”. Le risposte date dal cda sono ritenute «inconsistenti, dettate dalla necessità di giustificare una scelta non giustificabile». L’esponente di maggioranza, nonché presidente del consiglio, pensa che i dirigenti Cis abbiano preferito delegare ad altri - ovvero all’ati Ladurner/Hafner che gestisce l’impianto dal 2009 e che lo continuerà a gestire per i prossimi 3 anni, visto che «si è aggiudicata l’appalto con un’offerta al ribasso del 4%, pari 4.972.800 euro» - la responsabilità dell’impianto, e quindi delle (eventuali) complicazioni annesse. Nel 2009 la gestione dell’inceneritore passò temporaneamente – per la fase di collaudo - dal Cis (proprietario) alla Ladurner, affidatario in qualità di costruttore delle “modifiche impiantistiche” effettuate in quegli anni. Sarebbe dovuta essere una conduzione temporanea, fino al rilascio delle certificazioni di collaudo, «così dicevano anche la candidata sindaco Eleanna Ciampolini e il direttore generale del Cis, l’ingegner Alfredo Perruccio». Ma qualcosa, evidentemente, col tempo cambia. Tanto che nel 2012 l’azienda decide di pubblicare un bando di gara, da oltre 5 milioni, per l’affidamento dell’inceneritore. Tra il “prima” e il “dopo” – ovvero tra l’intenzione di tornare a gestire direttamente l’impianto (2009) e il cambio di rotta (2012) - c’è la sentenza di condanna per Giorgio Tibo e Maurizio Capocci, ex presidente Cis srl e ex responsabile dell’inceneritore, in merito agli sforamenti di diossina del 2007. Il pronunciamento è del 29 febbraio 2012. «Si è preferito delegare ad altri la gestione e la responsabilità dell’impianto, liberandosi da tutte le responsabilità civili e penali. Con una conduzione diretta – spiega Fedi - Cis spa avrebbe avuto un ritorno economico superiore ai 4 milioni di euro, mentre con l’affidamento a terzi sarà di circa 3 milioni di euro». «Ingiusto ed eticamente non corretto che un’azienda pubblica rinunci a esercitare l’attività per cui è nata e, rinunciando ad un ulteriore introito di quasi un milione di euro, ne affidi la conduzione ad una società terza. Tale somma poteva essere utilizzata per limitare o annullare l’aumento della tariffa dovuto all’avvio della raccolta porta a porta, o alla riduzione del debito». E poi chiede: «Ma il dirigente area impianto, presente nell’organigramma di Cis srl, cosa dirige ora, e cosa dirigerà futuro?». Ancora: «Ma il capo impianto in carica almeno fino al 2010 che, se non sbaglio, fa sempre parte dell’organico di Cis, cosa fa ora?». (b.f.)

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