Sicurezza
Chelucci: Appaltopoli mi sta distruggendo
L’imprenditore accusato di due piccoli appalti. «Da sedici mesi aspetto la fine delle indagini»
di Fabio Calamati
PISTOIA
C’erano anche lui e la moglie, quell’11 giugno dell’anno scorso, tra i 23 pistoiesi che all’alba sentirono i poliziotti bussare alla porta di casa. Loro sono Amos Chelucci e la moglie Patrizia Natalini, tutti e due 56 anni, pistoiesi, soci della Chelucci Costruzioni. E quella che bussò alla loro porta era la bufera giudiziaria battezzata dagli inquirenti “Untouchables”, o più semplicemente “Appaltopoli”.
Da allora un anno e quattro mesi sono passati, Amos Chelucci e la moglie non sono più da un pezzo agli arresti domiciliari ma hanno subito diversi sequesti di loro beni (è ancora sotto sequestro un’auto). La procura li ha accusati di aver preso parte alla divisione degli appalti, ma per episodi minori: la realizzazione di un parcheggio a Cireglio (valore della gara, 37.000 euro) e una serie di affidamenti diretti per lavori di manutenzione alle strade (15.000 euro). Per gli episodi più gravi 15 dei 23 inquisiti originari sono già a giudizio. Ma per gli altri, compresi Chelucci e la moglie, l’annuncio della fine delle indagini, non è stato ancora firmato, nonostante due proroghe. L’imprenditore quindi non sa se nei suoi confronti sarà chiesto o meno il giudizio, e per quali reati.
Intanto, però, la Chelucci Costruzioni, 40 anni di storia alle spalle, è rimasta senza dipendenti e senza lavoro. Certo, colpa soprattutto della crisi economica che ha gettato sul lastrico tante aziende edili. Ma il portare un nome coinvolto nella maxi-inchiesta non ha certo giovato alla ricerca di nuove commesse. Senza contare che gli enti locali, tra cui il Comune di Pistoia, hanno stretto i rubinetti delle commesse.
«Per dieci giorni sono rimasto agli arresti domiciliari – racconta Chelucci, nello studio del suo legale, l’avvocato Elena Mucci – prima che il tribunale del riesame mi liberasse. Avevo quattro dipendenti, ma uno si è licenziato subito dopo l’esplosione del caso, gli altri li ho dovuti licenziare io, mancando il lavoro. Da quanto ne so, non mi contestano dazioni di denaro. Con Evangelisti (il dirigente comunale accusato di aver truccato la maggior parte delle gare, ndr) ho avuto solo un pranzo e una cena, sono nei guai per quei due appalti e basta. Ma la mia azienda è allo stremo e da quel giugno 2012 non abbiamo saputo più nulla. Chiedo solo che questa situazione finisca prima possibile».
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