Sicurezza
«Bisogna ricostruire basta rattoppare palazzine vecchie»
PISTOIA. Attualmente sono 2200 in provincia di Pistoia le case gestite dalla Spes. Un patrimonio edilizio notevole, ma sempre più difficile da mantenere. Tanto che il presidente Stefano...
PISTOIA. Attualmente sono 2200 in provincia di Pistoia le case gestite dalla Spes. Un patrimonio edilizio notevole, ma sempre più difficile da mantenere. Tanto che il presidente Stefano Marini non nasconde la sua preoccupazione e sbotta. «Abbiamo l’assoluta priorità di realizzare nuove case, non basta continuare a rattoppare quelle vecchie. Paghiamo lo scotto di scelte sbagliate nel passato, soprattutto intorno agli anni 90, quando pur di risolvere, forse con un po’ di demagogia, l’emergenza alloggi, si tendeva a realizzare case in economia, a prezzi stracciati. E le conseguenze di questa linea della scarsissima qualità le stiamo pagando adesso, che oltrettutto ci sono meno soldi di prima». Marini è convinto che anche le case popolari devono puntare a un livello qualitativo dignitoso, sia per consentire alle famiglie di abitare meglio che per non doverci rimettere mano ogni volta. «Attualmente, nonostante la lista di attesa di 500 famiglie, tutto quello che poteva essere abitato è consegnato. Ma abbiamo tanti appartamenti sfitti che non possiamo consegnare. Molti di questi non sono a norma, mancano gli allacciamenti e necessitano di lavori per almeno 20-30mila euro. In alcuni casi, soprattutto quando gli alloggi vengono occupati abusivamente, quando la famiglia se ne va ci vengono lasciate case semi-distrutte». Marini cita casi concreti di palazzine realizzate a suo tempo male, con criteri di edilizia “discount”, che hanno costantemente bisogno di interventi di manutenzione straordinaria e ne avrebbero tuttora. A Pistoia ci sono gli appartamenti di via Valiani alle Fornaci e quelli di via Di Vittorio a Bottegone. Ma anche a Bonelle e in via D’Aragone molte case avrebbero bisogno di una sonora “rinfrescata”. A Quarrata c’è l’edilizia popolare del quartiere dei Ronchi («abbiamo speso migliaia di euro per rivestire termicamente gli edifici», dice Marini ). E ancora avrebbero bisogno di lavori urgenti le palazzine popolari di Massa e Cozzile e di via Fani a Monsummano. «La politica dell’edilizia popolare degli anni 60 e 70 era molto migliore. Basta vedere il buon livello degli appartamenti del villaggio Scornio al Belvedere. Non saranno di lusso, ma la qualità dei materiali e della fattura è molto superiore a quella delle case realizzate nei decenni successivi». L’appello è alla politica, quindi, in definitiva, a quello strano soggetto che si chiama Lode, il livello ottimale di esercizio da cui dipendono le decisioni sulla programmazione dei piani di edilizia popolare e la richiesta dei finanziamenti regionali per nuove realizzazioni o lavori di manutenzione straordinaria. «Soldi non ne ce sono, questo è chiaro. La media degli affitti agevolati ora è di 87 euro, ma va rivista al ribasso a causa dell’elevata morosità e non ci si rientra. Non è possibile pensare che con 87 euro di affitto ci possa rientrare anche la manutenzione».
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