Il Tirreno

Pistoia

«Rubata la lapide dalla tomba di mio padre»

Caos al cimitero comunale, un’altra testimonianza dopo quella sul traffico illecito di marmi

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PISTOIA. «Due mesi fa ho scoperto che avevano rubato un pezzo della tomba di mio padre, una tomba ancora al suo posto, perché non c’è nessuna riesumazione in corso».

I furti, afferma Giuliana Balboni, che al cimitero comunale di Pistoia ha la salma del padre, Nelusco Balboni, morto nel 1989, non riguardano solo lapidi e tombe di salme da esumare. Certo, non è possibile affermare che gli autori del gesto siano i soliti e anche il commercio illegale di lapidi è ad oggi presunto. C’è un esposto di due aziende del settore dei marmi, inviato al Comune e da questi - su esplicita richiesta del sindaco Samuele Bertinelli - alla procura della Repubblica.

Entro fine settimana il dirigente dell’ufficio Lavori pubblici Maria Teresa Carosella (che sta valutando gli atti insieme al suo predecessore Francesco Bragagnolo) dovrebbe decidere se risolvere o no il contratto con l’associazione temporanea di imprese, formata da Manutencoop e Ca.Gi, che nell’ottobre 2012 si è aggiudicata per i successivi tre anni la gestione dei servizi cimiteriali. Una gestione caratterizzata da numerose disservizi lamentati dai cittadini, oltre ad episodi di incuria.

Ci sono poi segnalazioni di persone che sono andate ad acquistare una tomba dalle aziende che hanno presentato l’esposto e le hanno informate di essere state avvicinate da alcuni becchini dei cimiteri comunali con la proposta di vendergli tombe riciclate. In tal senso, una conferma è arrivata da un nostro lettore, a cui è stata proposta una tomba a 200 euro. Un prezzo veramente conveniente, se si considera che una tomba, anche di materiale povero, costa dai mille euro in su.

La signora Balboni racconta la sua esperienza: «I ladri hanno smontato l’alzata con il nome e la foto e hanno portato via il basamento che la sosteneva, lasciando le parti divelte in terra. Abituata a vedere la foto di mio padre da lontano immagini come mi sono sentita non riuscendo più a individuare la sua tomba. Per fare quel bel capolavoro hanno avuto bisogno di attrezzi, mezzi di trasporto, e nessuno ha visto niente».

«Quando - prosegue Giuliana Balboni - ho scoperto il furto, mi sono rivolta al signore presente nell’ufficio vicino alla cappella. Lui è venuto a vedere, poi ha chiamato un ragazzo che ha fatto una foto alla tomba e si è impegnato a sistemarla. La domenica successiva sono tornata a vedere e avevano piantato in terra l’alzata (ancora è così). Quando sono tornata dal custode per ringraziare, ho trovato con lui un signore che si è interessato alla cosa e, non so a che titolo, è venuto a vedere la tomba danneggiata. Forse - conclude - non è un reato grave, ma la tomba era l’unico possedimento di mio padre e doveva durare fino alla riesumazione».

Precisazione. Per un errore nella didascalia della foto del pezzo uscito ieri abbiamo erroneamente scritto “cimitero della Misericordia”. Ce ne scusiamo con gli interessati e con i lettori.

Tiziana Gori

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