Sicurezza
Tombe riciclate? Bastano 200 euro
Il racconto di un cittadino che si è visto proporre un sepolcro di “seconda mano” da un becchino dei campisanti comunali
PISTOIA. «Dovevo pensare alla tomba per mia madre. Ho chiesto ad un becchino quanto tempo era necessario aspettare prima di poter sostituire il provvisorio con la tomba definitiva, e mi ha detto che poteva pensarci lui». Con una tomba “riciclata”, di un defunto disseppellito, ricomposta a prezzo low cost.
L’ombra sul commercio illegale di lapidi e tombe (tuttora presunto, in attesa che un’eventuale indagine ne sondi la veridicità: ma agli atti c’è un esposto in procura) si arricchisce di una testimonianza diretta. Un lettore che, dopo gli articoli di stampa seguiti al consiglio comunale in cui l’assessore Tuci ha confermato l’esposto presentato da due aziende di marmi in Comune, racconta la sua esperienza in uno dei cimiteri comunali pistoiesi.
«Semplicemente ho domandato quanti mesi fosse necessario aspettare dalla sistemazione del provvisorio in legno per la tomba di marmo e mi è stato detto che, se fossi stato interessato, potevo avere una tomba “riciclata”». Una frase buttata lì, nel corso della conversazione. Una domanda riproposta alcune settimane dopo dal becchino, durante una visita alla tomba del parente defunto. «E in quell’occasione - spiega il lettore - ho risposto che non mi interessava, perché un mio parente aveva già provveduto a farsi fare un preventivo da un marmista di sua fiducia».
Una cosa che non sembrano aver fatto tutti, secondo le due aziende del settore che hanno inviato una lettera-esposto al Comune. «Il giro d’affari - spiegano i marmisti di una delle due aziende pistoiesi - è in vistoso calo. Diminuito del 70% e dovuto, ipotizziamo, solo in parte alla crisi economica».
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