Sicurezza
Bertinelli duro sul passato «Ma ora unità e apertura»
Il sindaco ha ricostruito le responsabilità per la crisi della Breda, dalla politica a Finmeccanica, senza salvare neanche partiti, sindacati e lavoratori
PISTOIA. «Ci vogliono unità e apertura». Il sindaco Bertinelli inizia così il suo intervento alla riunione aperta dei sindacati confederali sulla situazione di AnsaldoBreda, in vista dell’arrivo – nel pomeriggio – del ministro dello sviluppo economico Flavio Zanonato.
Unità sugli obiettivi da cogliere – in primis il mantenimento in mani italiane del gruppo – perché l’unità è l’unico strumento in mano a una comunità come quella pistoiese per far pesare la propria voce. Apertura sugli strumenti per ottenere l’obiettivo: se ognuno avanza la sua ricetta particolare, non serve il bene della causa.
Ma Bertinelli si è dilungato soprattutto sull’analisi delle vicende passate di AnsaldoBreda, fotografate come «un vero specchio del paese», in cui tutti, nessuno escluso, ha le sue responsabilità.
A partire dalla politica, colpevole – secondo Bertinelli – di non aver colto la vera occasione di creare il polo nazionale dei trasporti, cioè la possibile fusione Breda-Fiat Ferroviaria (che fu poi ceduta ai francesi di Alstom). Bertinelli invita alla cautela con le riedizioni contemporanee del “polo”: «Attenzione, perché se dentro ci viene messa una cosa come Firema, che come azienda è una scatola vuota, l’operazione sa molto di democristiano».
Poi le colpe di Finmeccanica, «che nella strategicità del comparto dei trasporti non ci ha mai creduto, da ben prima di Orsi». Finmeccanica che ha usato AnsaldoBreda come «bara fiscale» (viste le ingenti perdite) e come «rifugio per manager a fine carriera». «Anche da parte loro ci sarebbe voluta più sobrietà, meno auto lussuose, più lavoro, magari il reclutamento di qualche dirigente pistoiese, e poi basta con gli applausi raccolti nelle assemblee criticando chi era venuto prima e assicurando che ci avrebbero pensato loro».
Responsabilità, infine, ne hanno anche partiti, sindacati e lavoratori. «Hanno partecipato al depauperamento delle professionalità. Se la logica è che si entra in Breda con le raccomandazioni e per lavorare poco, allora non c’è da stupirsi che le cose vadano male». Insomma, «il bilancio del passato sarebbe severo, in tutte le direzioni». Parole pesanti, quelle del sindaco, tanto più se, come è avvenuto, pronunciate nella sede di un sindacato.
Per il resto, la riunione nella sala Lama della Cgil è stata aperta da Gessica Beneforti (segretaria Cgil) e dalla relazione di Renato Santini, della segreteria regionale Cisl. Entrambi hanno sottolineato la necessità di politiche industriali che aiutino il paese ad uscire dalla crisi, non solo per la questione AnsaldoBreda. Il portavoce Rsu Diego Breschi ha ripetuto il no secco alla ricetta delineata dal sottosegretario De Vincenti e da Finmeccanica, che prevede la vendita di Breda e Sts. Lia Tosi (Uil) ha rivendicato alle maestranze AnsaldoBreda la capacità di lavorare in modo efficiente. I problemi sono nati da commesse sbagliate, come quella danese. «Ma quando una cosa simile è successa ai francesi di Alstom, le loro ferrovie li hanno salvati coprendoli di ordini». Orgoglio Breda in campo anche nelle parole di un ingengegnere da 25 anni in Breda, Fabrizio Urbani. Infine l’assessore regionale Vincenzo Ceccarelli ha assicurato l’appoggio della Regione nella vertenza per salvare il futuro di AnsaldoBreda.
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