La manifestazione
Dimenticata la cannula in vena
I familiari di una 80enne costretti a chiamare i carabinieri per far intervenire l’ospedale
PISTOIA. Alla fine è intervenuta la Benemerita. «Non so che cosa abbiano fatto i carabinieri. So soltanto che dopo mezz’ora dalla chiamata al 112 è arrivata a casa mia la guardia medica e il problema è stato subito risolto».
Il problema, sollevato da un cittadino pistoiese, è quello di una cannula, quell’aggeggio che ormai viene messo in vena al momento del ricovero e serve per tutto: dal prelievo di sangue all’eventuale flebo.
«Il problema – racconta il signor Mario –è che quella cannula è stata lasciata in vena a mia suocera di 80 anni anche dopo le dimissioni dall’ospedale». Insomma nessuno avrebbe, come dire, ripulito la signora di tutto quello che la trasformava da cittadino in paziente.
Dalla cannula inizia il racconto di Mario, un uomo molto provato. Un mese fa ha perso la moglie per una brutta malattia e oggi si trova a seguire la suocera, anziana ed in più con problemi psichiatrici. E quindi sta vivendo, come dire in diretta, la sanità pistoiese ai tempi del nuovo San Jacopo.
«Siamo andati al nuovo ospedale – racconta l’uomo – dopo che la mia suocera era caduta. Purtroppo soffre di questi problemi. In ospedale le hanno infilato la cannula in vena e devo dire che l’intervento è stato fatto da un anestesista. Mi hanno spiegato che era una manovra che poteva svolgere solo un medico specializzato. Insomma mi hanno detto che era una cosa difficile».
Tutto bene, si fa per dire, fino a quando arrivato a casa dopo le dimissioni dal reparto, si ritrova la suocera con questa cannula lasciata in vena.
«Ho chiamato subito il reparto, si tratta di medicina al terzo piano del nuovo ospedale. Prima mi hanno detto che non c’era problemi e potevo toglierlela anch’io. Mi sono meravigliato: per metterla ci vuole l’anestesista, per toglierla basta un povero diavolo come me?.
A quel punto Mario ha puntato i piedi. «Gli ho ribadito che pretendevo che qualcuno autorizzato e con le competenze si prendesse la briga di venire a casa mia a togliere quella cannula. E lasciamo perdere la mia arrabbiatura che nessuno in ospedale si fosse accorto di niente».
Ma a questo punto l’arrabbiatura aumenta.
«Io insistevo sulla situazione di mia scuocera. Mi hanno risposto che avrebbero mandato a casa mia un infermiere professionale, ma a pagamento».
A quel punto il signor Mario non ci ha visto più. «Ma come dico, avete sbagliato e devo pagare io? Che vivo con la pensione? Ma siamo impazziti».
Alle prese con la suocera, la cannula, l’arrabbiatura presa, Mario non mette tempo in mezzo. E’ tardi. è lunedì. Cosa deve fare? Alza il telefono e chiama l’Arma.
«Ho raccontato tutto d’un fiato ad un carabiniere cosa mi era successo. Non so che cosa abbiano fatto, chi hanno interpellato, se sono andati in ospedale per capire cosa stava succedendo. Alla fine si è presentata la guardia medica a casa mia e tutto è stato risolto. Ma non credo che sia normale che un cittadino debba rivolgersi ai carabinieri perchè l’Asl ripari ad un errore fatto».
Da parte del signor Mario una considerazione molto seria e sensata.
«Guardi che non ce l’ho nè con l’Asl di Pistoia né con l’ospedale. Purtroppo ho avuto la triste esperienza con mia moglie in chirurgia e devo dire che sono stati eccezionali in quei frangenti. Purtroppo la stessa cosa non posso dire del reparto di medicina. Al di là dell’errore fatto e al quale non si voleva porre rimedio, posso tranquillare raccontare un clima di continuo chiacchericcio, anche a voce alta, che si respira nel reparto. Credo che la buona educazione sia necessaria ovunque, ma a maggior ragione in un luogo di sofferenza come è l’ospedale».
Mario chiude la vicenda ringraziando la Benemerita per il suo intervento.
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