Lutto
«Mi palpò il sedere davanti alla cattedra» Prof sotto processo
Insegnante accusato di violenza sessuale su un’alunna compagni di classe chiamati a testimoniare in tribunale
PISTOIA. «Mi alzai e mi avvicinai alla cattedra, per chiedere al professore spiegazioni su un calcolo. Lui, per tutta risposta, allungò le mani su di me: mi toccò la coscia e mi palpò i glutei, fino a darmi una pacca sul sedere. E' stato atroce: ero disgustata e mi vergognavo da morire».
Si è aperto ieri mattina davanti al tribunale di Pistoia il processo che vede sul banco degli imputati, per il reato di violenza sessuale nei confronti di una sua alunna, all'epoca dei fatti (nel 2012) minorenne, un ex professore 56enne di un istituto tecnico pistoiese, rimosso dall’ incarico e allontanato dalla scuola dopo il rinvio a giudizio chiesto ed ottenuto dal pm Giuseppe Grieco, titolare delle indagini.
Ieri mattina, davanti al collegio presieduto dal giudice Luciano Costantini, si è conclusa la fase predibattimentale, con l’ammissione delle prove e delle testimonianze richieste da pm e avvocati: Elisabetta Vinattieri, del foro di Pistoia, legale di parte civile, e i colleghi Leonardo Zilletti e Giada Maggini, che difendono l'insegnante.
E tra i testimoni, che saranno chiamati a deporre a partire dalla prossima udienza, il 2 aprile, ci saranno anche quasi tutti gli allora compagni di classe della ragazza e alcuni professori dell’istituto tecnico.
«Quando è iniziato il mio incubo – aveva raccontato la ragazza, oggi maggiorenne, nella denuncia presentata alla procura della Repubblica – - nemmeno io riuscivo a crederci o forse non volevo ammetterlo a me stessa, perché mi vergognavo. Il mio professore aveva per me attenzioni continue, che mi mettevano in grande imbarazzo, anche davanti ai miei compagni di classe: cercava sempre di avvicinarsi e di parlare con me, persino quando mi trovavo nei corridoi della scuola. Un giorno poi, è stato davvero superato il limite. E' successo durante un compito in classe. Ricordo che mi alzai e mi avvicinai alla cattedra, per chiedere al professore spiegazioni su un calcolo. Lui, per tutta risposta, allungò le mani su di me: mi toccò la coscia e mi palpò i glutei, fino a darmi una pacca sul sedere. E' stato atroce: ero disgustata e mi vergognavo da morire. In quel momento, due compagni di classe sollevarono lo sguardo dal foglio del compito e videro chiaramente quanto accadde. Io non dissi nulla: ero pietrificata. Tornai al mio posto, finii il compito, lo consegnai e poi uscii dalla classe. Dissi che mi sentivo male e chiamai mia madre per farmi venire a riprendere. A lei, però, non raccontai nulla: mi vergognavo e temevo di non essere creduta».
Tra gli studenti che saranno chiamati a testimoniare il 2 aprile ci saranno anche i ragazzi che assistettero a quell’episodio.
«Subito dopo quell'episodio – prosegue il racconto della ragazza – il prof mi contattò su Facebook mandandomi alcuni messaggi ai quali io non ho mai risposto. Un giorno io ebbi un incidente stradale e per un periodo dovetti assentarmi da scuola. Questa cosa lo fece andare davvero fuori di testa, perché i messaggi su Facebook divennero ancora più espliciti: una sera mi scrisse “Voglio fare l'amore con te”».
Era stato dopo quei messaggi che la ragazza aveva deciso di confidare quello che le stava succedendo alla mamma, che a sua volta si era rivolta al preside e ai carabinieri.
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