Il Tirreno

Pistoia

Il referendum sul comune unico rischia di slittare di un anno

Il referendum sul comune unico rischia di slittare di un anno

Troppe incertezze e divisioni fra gli enti della montagna, con Abetone che potrebbe restare fuori In Regione meditano un rinvio. Manneschi (commissione affari istituzionali): chiederemo più tempo

3 MINUTI DI LETTURA





MARCELLO. Mentre 19 comuni toscani si sono appena pronunciati per il sì od il no alla fusione, con 4 accorpamenti andati a buon fine sui 9 proposti, il referendum per l’eventuale costituzione del Comune unico della montagna pistoiese (tramite fusione di Abetone, Cutigliano, Piteglio e San Marcello) è ancora tabù. Non solo non si conosce la data, ma le forti divisioni a livello di cittadini come di amministrazioni, portano un velo di incertezza sullo stesso svolgimento della consultazione. «La situazione della montagna pistoiese è un po’ travagliata – spiega Marco Manneschi (Idv), presidente della 1a commissione regionale Affari istituzionali – ci troviamo davanti due comuni favorevoli, uno contrario ed uno che temporeggia pur propenso al sì. Prima di procedere col voto in consiglio regionale per l’eventuale indizione del referendum, ascolteremo di nuovo in audizione il comitato pro fusione, su sua richiesta, ed i sindaci coinvolti. Un passaggio veloce ma indispensabile affinché il consiglio possa pronunciarsi». «Siamo partiti – prosegue – col consenso entusiastico di Cutigliano e Piteglio; San Marcello favorevole alla fusione, pur chiedendo più tempo per informare i cittadini; Abetone col sindaco contrario alla fusione ma favorevole all’espressione popolare tramite referendum. Giunti in consiglio regionale, decidemmo dunque di concedere più tempo ai comuni per intraprendere il percorso di approfondimento e tornare poi alla pronuncia sul referendum nei tempi stabiliti». Nel frattempo la posizione contraria alla fusione di Abetone, espressa con delibera di consiglio comunale condivisa da maggioranza e opposizione, si è inasprita e la Regione ha ritenuto opportuno prevedere, per le fusioni discusse su mera proposta di un consigliere regionale, almeno un passaggio per ascoltare il parere dei comuni coinvolti, seppur non vincolante. «Ci troviamo davanti un comune che si è espresso contrario alla fusione, dunque si presume anche al referendum, specchio dell’indirizzo prevalente nella popolazione– riprende Manneschi – molti dei voti contrari risultati dalle recenti consultazioni si concentrano proprio nei comuni più piccoli dove prevale la paura di essere fagocitati, anche se in ballo vi sono partite più grandi. Le dimensioni ottimali dei comuni a livello di costi pro-capite sono stimate fra i 10 e i 50mila abitanti anche se la montagna, con territori molto estesi e problematici ma scarsamente abitati, è certo una realtà a sé stante». Non manca poi chi ipotizza una “fusione subordinata” a tre comuni (senza Abetone), fattispecie prevista dalla legge regionale. «Dopo l’audizione – conclude Manneschi – sarà il consiglio a decidere sul referendum. In passato, in caso di forti contrasti, la Regione ha generalmente preferito lasciar perdere, ma qui la situazione è molto particolareggiata. I tempi per svolgere il referendum ad inizio 2014 ci sono, altrimenti si slitterà di un anno. Il rinnovo amministrativo in 3 comuni non rappresenta un ostacolo, ma sarà anzi un elemento per misurare il consenso a chi inserirà il comune unico nel proprio programma elettorale».

Elisa Valentini

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa