Gioco
È corsa ai porcini ma vengono quasi tutti dall’Est
Ristoratori e commercianti scuotono la testa «Stagione troppo corta, nei boschi più gente che funghi»
PISTOIA. In montagna è “guerra dei funghi” fra residenti e cercatori, in pianura ci si limita ad ammirare le bancarelle della Sala o gli scomparti di negozi e supermercati pieni di porcini. La sensazione è quella di un periodo molto florido, nel quale chiunque appena addentrandosi in un boschetto ai margini della strada potrebbe tornare a casa col paniere pieno. La realtà, però, è ben diversa. Sentendo quelli che coi funghi ci lavorano, perché li vendono o li cucinano nei ristoranti, la stagione dei funghi 2013 è pessima. «C’è più gente che funghi», dice in modo efficace Cesare Pieri, titolare del ristorante La Cugna, sulla collina pistoiese.
O meglio, i funghi non mancano, ma la stragrande maggioranza di quelli che troviamo al ristorante o nei negozi, non provvengono dalla montagna pistoiese. «Di funghi locali non c'è quasi niente – spiega Pieri – per ora arrivano sempre dall'estero. Ne arrivano anche belli e sani ma il prodotto nostrale non è partito. Sento anche i cercatori di funghi di vecchia data che vengono su e non ne trovano». E quei pochi che ci sono nelle fungaie del nostro sottobosco, vengono selvaggiamente predati. «I veri cercatori vanno a colpo sicuro, sanno dove andare.
E se non trovano, cambiano zona. Il cercatore della domenica, invece, sale su addirittura col rastrellino e raspa nel sottobosco: c'è una fungata in questo modo non partirà mai». Du funghi ne arrivano, invece, e tonnellate ogni giorni, dall’est europeo. «Nei paesi dell'est hanno capito che è un buon business e hanno iniziato a curare il sottobosco in maniera aziendale e quasi industriale, si potrebbe dire che i funghi li coltivano quasi, anche se non è corretto perché i funghi nascono spontanei. Ne arrivano tanti dalla Romania, ma anche dalla Slovenia, dal Montenegro, dalla Bulgaria».
Concetti che vengono ripercorsi dal titolare del ristorante Rafanelli di Sant’Agostino: «Sta andando male. I funghi hanno iniziato a fare 10-12 giorni fa ma stanno già per finire. Se piove tre giorni e poi viene freddo, i funghi nostri sono finiti. Per noi questo è stato sempre un periodo centrale per il tipo di cucina tipica che facciamo, ma quest’anno la situazione è magra. Ha fatto qualcosa di più verso la Garfagnana. Se poi fa tre funghi, cinquemila persone si rovesciano nel bosco e dopo non si trova più nulla perché raspano tutto». Anche Rafanelli si rifornisce è costretto a ripiegare sui funghi rumeni e dell’est Europe, «buoni si, ma i nostrali sono i migliori. Devo dire che rispetto all’anno scorso la qualità è ottima, ma la quantità scarsa perché il periodo è stato troppo corto».
Anche allo stand dell’azienda agricolo Quadrifoglio, sul viale Adua, tengono i funghi di Abetone e dintorni (23 euro contro i 10-15 di quelli rumeni e i 18 di quelli trentini), quasi in una bacheca preziosa: «La gente preferisce questi perchéviene da noi per la qualità e il chilometro zero. Però quest’anno è una stagionaccia, ha fatto una settimana buona e poi è venuto freddo. Il fungo quando cambia il clima si ferma e sparisce, da un giorno all’altro e lo vediamo proprio in questi giorni che in montagna la temperatura è scesa a 8°».
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