Gioco
«Questo piano ci lascia due anni di vita»
AnsaldoBreda, sciopero contro l’ipotesi di vendita, ma si teme di peggio: «Finita la commessa dell’Etr 1000 si chiude»
PISTOIA. «La proposta di Finmeccanica ci dà una prospettiva di vita di due anni, il tempo di consegna dell’Etr 1000». Pochi dubbi sul futuro e una rabbia che cresce. I delegati Rsu parlano a turno dal microfono, mentre centinaia di lavoratori li ascoltano all’ingresso dello stabilimento. Momenti difficili ce ne sono stati, ma adesso l’incertezza è al massimo. Alla grana dei treni Fyra si è aggiunta la volontà manifesta di Finmeccanica di cedere AnsaldoBreda alla General Electric o di far intervenire la Cassa depositi e prestiti, dopo la società attuale sia stata divisa in una bad company (con tutti i debiti) e in una new company che dovrebbe comprendere solo gli stabilimenti di Pistoia e Napoli.
L’adesione allo sciopero di due ore proclamato allo stabilimento di via Ciliegiole (negli altri stabilimenti del gruppo è stato di quattro ore, ad eccezione di Genova, dov’è stato revocato quello per Ansaldo Energia in attesa degli sviluppi di ieri sera) ha toccato, secondo i sindacati, punte di adesione dell’80%. È stato uno sciopero unitario delle quattro sigle pistoiesi: Fiom Cgil, Fim Cisl, Uil Uilm e Ugl, che hanno ribadito il no allo spacchettamento delle aziende del gruppo ora nei progetti della partecipata statale Finmeccanica. Un no alla cessione separata di AnsaldoBreda, Ansaldo Energia e Ansaldo Sts, e per la salvaguardia dell’occupazione in un settore che i sindacati definiscono strategico per lo sviluppo del Paese. «I piani - afferma Paolo Mattii, segretario provinciale della Fiom - che ci sono stati presentati dall’amministratore delegato Alessandro Pansa mirano, di fatto, ad avere una risposta finanziaria, ma non c’è nessuna risposta sullo sviluppo industriale degli stabilimenti Ansaldo Breda. Quanto ci è stato proposto ci dà una prospettiva di vita di due-tre anni, che è il tempo di consegna dell’Et3 1000».
«Lo spacchettamento - aggiunge Diego Breschi, Rsu Fiom - porta alla fine del ferroviario in Italia. Non può essere competitivo un settore diviso coi competitor stranieri. Manca un piano dei trasporti tutto italiano. Domenica sera, in un’intervista televisiva, il premier Enrico Letta ha detto che da parte del governo c’è l’intenzione di investire nel settore ferroviario, e il ministro allo Sviluppo economico Flavio Zanonato ha affermato che le ipotesi prospettate da Finmeccanica non sono una priorità». O l’esecutivo ha avuto, dicono i sindacati, «un colpo di sole», altrimenti si aspettano evoluzioni positive.
«Si parla - aggiungono Juri Citera, Rsu Fiom, e Tiziano Fabbri, Rsu Ugl - di un piano A e di un piano B di Finmeccanica. Il primo prevede una divisione, con la cessione di Breda agli americani della General Electric. L’altro una grande Ansaldo con Energia, Sts e Breda. Tenendo presente che la Cassa depositi e prestiti non può entrare in una società con debiti com’è attualmente Breda e che dovrebbero essere create una bad company e una nuova società, manca in entrambi i casi un vero piano di sviluppo».
Proposte? «Un accorpamento, magari con Firema - suggerisce Breschi - Lo Stato francese che ha acquistato quote di Alstom non ha fatto assistenzialismo, lo ha reso più competitivo».
I sindacati non risparmiano critiche a chi, a livello regionale, secondo loro aveva promesso e poi non si sarebbe speso. «Il governatore Rossi - afferma Citera - nel luglio 2011 aveva detto qui che si sarebbe sdraiato per strada prima di consentire la vendita di Breda. Dov’è ora?».
Tiziana Gori
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