Il Tirreno

Pistoia

Copit, nuova inchiesta sul caso Del Santo

di Massimo Donati
Copit, nuova inchiesta sul caso Del Santo

Mentre il processo contro l’ex presidente si avvia alla sentenza la procura indaga per verificare altre responsabilità

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PISTOIA. Mentre si avvia verso la sentenza il processo attualmente in corso, una nuova inchiesta è stata aperta dalla procura della Repubblica sulla vicenda della nomina di Luigi Del Santo alla presidenza del Copit nel luglio 2009.

Attualmente il fascicolo è stato aperto contro ignoti, ma il pm Giuseppe Grieco ha affidato agli investigatori della Digos della questura il compito di individuare altre eventuali responsablità oltre a quelle che la procura attribuisce allo stesso Del Santo e all’ex capo dei commessi comunali, Giovanni Lucarelli, i due imputati ad ora sotto processo con l'accusa di falsità materiale in atto pubblico. La notizia è emersa ieri mattina durante l’ennesima udienza del processo, che ha visto salire sul banco dei testimoni il consigliere comunale Alessio Bartolomei: le difese hanno contestato il fatto che appena tre giorni fa il consigliere è stato interrogato dalla polizia per conto dello stesso sostituto procuratore che è pm nel processo. Fatto sta che l’esistenza della nuova indagine è stata confermata: probabilmente la procura ritiene che possano sussistere responsabilità da parte di altre persone nella vicenda.

Per quanto riguarda il processo in corso, ieri si è concluso il dibattimento: sono stati ascoltati come testimoni Alessio Bartolomei e l’ex sindaco Renzo Berti e il prossimo 24 ottobre è attesa la sentenza.

Il "caso" era scoppiato quando alcuni consiglieri comunali di opposizione avevano rivelato che l'autocandidatura di Luciano Del Santo, depositata il 10 aprile precedente non conteneva inizialmente la disponibilità ad essere nominato alla guida del Copit ma solo quella ad essere confermato alla presidenza della Farcom. Tale disponibilità era stata aggiunta successivamente, per rendere legittima la proposta di nomina formulata dal sindaco Berti. Furono cinque consiglieri comunali (Alessio Bartolomei di Forza Italia, Andrea Fusari dei Verdi, Margherita Semplici e Alessandro Tomasi di An e Giampaolo Pagliai dell'Udc) a depositare in tribunale un esposto in cui si ipotizzava il reato di falso in atto pubblico per le manipolazioni che avrebbe subito la lettera di autocandidatura quando era già stata depositata all'ufficio protocollo del Comune. La nuova lettera conteneva quattro righe finali in cui Del Santo manifestava la propria disponibilità ad altre nomine che sembrassero opportune all'amministrazione in altre società.

Ieri mattina Bartolomei ha raccontato di come, confrontando le copie del fascicolo avute da lui (nell’aprile 2009) e dagli altri consiglieri (nel luglio) venne scoperta la discrepanza. «Riscontrammo che sulle carte che avevo io a casa e sulla copia consegnata a Betti l’autocandidatura non c’era, mentre, incredibilmente, su quella consegnata a Tomasi c’era. Facemmo un esposto alla procura, di cui questo processo è l’esito, e, a livello politico, chiedemmo le dimissioni di Del Santo, in quanto nominato in maniera difforme dal regolamento comunale».

L’ex sindaco Berti ha a sua volta ribadito la legittimità della sua scelta. «Chiesi preventivamente anche il parere del direttore generale e del segretario comunale: quel regolamento non era vincolante, altrimenti avrebbe violato l’autonomia di scelta del sindaco. Incontrai Del santo e gli chiesi la sua disponibilità perché avevo deciso di nominarlo alla presidenza del Copit. Non gli chiesi di integrare la domanda, non era rilevante. Portai semplicemente il suo nome all’assemblea dei soci per la nomina».

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