Il Tirreno

Pistoia

Troppi i decessi per ictus ed infarto

di Corrado Benzio
Troppi i decessi per ictus ed infarto

I risultati di un’inchiesta nazionale: in alcuni casi Pescia ha risultato molto migliori rispetto a Pistoia (dati sul Ceppo)

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PISTOIA. In questi giorni di grande agitazione sul fronte della sanità in Valdinievole, i dati sull’efficienza dei nostri ospedali faranno ulteriormente discutere. Perchè viene fuori, anche se il dato è limitato, come in molte patologie l’ospedale Cosma e Damiano di Pescia è più efficiente del vecchio Ceppo (chiaramente il San Jacopo ai tempi dell’analisi. 2012, era di là da venire).

I dati, pubblicati in questi giorni da tutti i quotidiani, sono quelli raccolti dalla Agenas, l’agenzia delle regioni italiani che verifica e certifica l’efficienza delle nostre strutture ospedaliere. Parliamo infatti di ospedali, non della sanità in genere.

Da questi dati vengono fuori tante situazione, a partire dal fatto che – si guarda solo alle strutture ospedaliere – la Toscana ha la migliore sanità d’Italia, seguita da Emilia-Romagna e Veneto. Un dato che rincuora l’assessore Marroni, ma che rende giustizia anche – pensiamo alla nostra provincia – alle migliaia di addetti alla sanità che operano fra il Ceppo, oggi San Jacopo, il Pacini ed il Cosma e Damiano.

Non tutte rose e fiori. Non sono naturalmente tutte rose e fiori. Ad esempio il veccbio Ceppo (ripetiamo parliamo del 2012 quando il San Jacopo era ancora da aprire) ha un brutto primato nel campo degli ictus.

Perchè la mortalità a 30 giorni, nel nostro ospedale è fra le più alte della Toscana. Si va all’11,8%. Superati, in peggio, soltanto dall’ospedale di Carrara (dove si raggiunge il 13,12%) e dagli Spedali civili di Livorno dove si tocca il record con una percentuale di 13,24.

Non sarebbe niente, o comunque non sarebbe così clamoroso, se non si confrontasse con quello dell’ospedale di Pescia.

Qui la percentuale di morti per Ictus dopo il mese dal ricovero è fra le migliori della regione. Pescia tocca il 4,58%, seconda solo al 4, 52 raggiunto dal nosocomio fiorentino di Ponte a Nicchieri.

Attenzione questo dato – secondo chi ha redatto lo studio – sarebbe già depurato dalla presenza o meno di casi molto gravi. Per intenderci può darsi che in un ospedale (Pistoia) vengano subito indirizzati i casi più gravi. E del resto i grandi ospedali normamente assorbono le situazioni più complicate.

Infarti. Anche per un’altra patologia cardiocircolatoria purtroppo diffusa come l’infarto acuto al miocardio, i dati che separano Pistoia da Pescia (l’ospedale di San Marcello non è mai stato valutato, si vede che non conta più niente) sono decisamente divaricati.

Le morti a 30 giorni dal ricovero a Pistoia sono in percentuale dell’8 per cento, mentre al Cosma e Damiano si scende praticamente di un quarto. E si attesa al 6,1%.

Certo la media italiana viaggia al 9,98%. Ma in Toscana ci sono eccellenze come l’Opa di Massa che si ferma al 5,09% e il Versilia di Lido che segue a ruota con un 5,12%.

Scompenso cardiaco.Nel caso dello scompenso cardiaco congestizio (la classica insufficienza cardiaca) il dato di Pistoia 13,8% per le mortalità a 30 giorni è visto come un dato critico, ovvero che va al di là delle peggiori previsioni.

Lo stesso valore che per l’ospedale della Valdinievole si ferma praticamente alla metà a quota 7,7%.

Femore. Ma se ad un anziano si rompe il femore, qui non ci sono dubbi. Bisogna correre a Pistoia. Dove – parliamo, lo ricordiamo del Ceppo – si operava il 73,4% dei casi entro due giorni dalla frattura, mentre a Pescia si scendeva clamorosamente al 57,2.

Anche qui surclassati da realtà come il Versilia dove la percentuale sale all’89,72%, una delle più alte in tutta Italia.Intanto l’assessore alla Sanità Marroni si dice soddisfatto Vedremo invece come la prenderanno i sindaci della Valdinievole che hanno annunciato proteste per il caso pediatria.

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