Il lutto
«Erano a fare la spesa invece che al lavoro»
Processo a sei ex verificatori di Pubblicontrolli, la testimonianza del loro principale accusatore
PISTOIA. Lui stesso, per tre anni, aveva svolto quel lavoro. E per questo quel livello di produttività non gli tornava: una, due, tre verifiche al giorno, quando lui ne aveva sempre portate a termine sette o otto. E così, dopo aver più volte fatto presente, a voce e per iscritto, ai vertici dell’azienda il loro sospetto scarso rendimento, aveva deciso di pedinare in prima persona i suoi sottoposti, scoprendo, che almeno in quelle occasioni, invece che andare a fare le verifiche sugli impianti di riscaldamento se ne andavano a fare la spesa, oppure in biblioteca.
Ieri mattina, in tribunale, ha risposto a lungo alle domande di pm e avvocati difensori Alessandro Grassini, ex coordinatore dei verificatori di Publicontrolli, chiamato a testimoniare nel processo che vede sul banco degli imputati, accusati di truffa aggravata e peculato, sei ex dipendenti dell’azienda. Fu lui a presentare, nel 2009, l’esposto da cui presero il via le indagini del Nucleo informativo dei carabinieri che hanno portato al processo attualmente in corso.
Appostamenti, pedinamenti e anche riprese video: nel corso di mesi di investigazioni, i militari dell'Arma avevano raccolto interi faldoni di elementi di prova, in base ai quali il gup aveva decretato il rinvio a giudizio. Nel procedimento Publicontrolli si è costituita parte civile.
Secondo la procura, i sei, nel periodo che va dal 2005 al gennaio 2010, si sarebbero sistematicamente assentati dal lavoro, durante gli orari nei quali, invece, avrebbero dovuto eseguire i controlli sulle caldaie dei cittadini. E, utilizzando le auto di servizio, sempre secondo il pm, se ne sarebbero andati per i fatti propri: a casa, a fare la spesa, o a svolgere attività sia ricreative che di altro genere.
Sul banco degli imputati, Andrea Bagni, 56 anni, di Agliana; Lorenzo Bicci, 35, di Pistoia; Vento Capecchi, 33, di Pistoia; Gionata Luchetti, 34, di Pistoia; Vincenzo Montefusco, 44, di Pistoia; Marco Valdiserri 35 anni, di Pistoia.
Come detto, per tre anni Grassini aveva svolto il loro stesso lavoro. «So quali sono i tempi che ci vogliono per fare un controllo: normalmente un’ora – ha spiegato ieri dal banco dei testimoni – E in otto ore si presume che se ne possano fare sette o otto. E non mi tornava che la sera i verificatori tornassero in sede con una, due, tre verifiche fatto, e più di una volta anche nessuna. Una media di 1,3 verifiche al giorno che praticamente è andata avanti dalla nascita dell’azienda fino al 2010».
«Inoltre – ha proseguito Grassini – quando vennero assunti in prova 4 nuovi verificatori per sei mesi, nel 2006, si ebbe un picco: il loro numero di controlli erano sei, sette, otto, mentre quelli dei due verificatori anziani rimanevano a livello di due al giorno. Poi cominciarono ad adeguarsi allo standard, tanto che io proposi al cda di rinnovargli il contratto a sei mesi invece di assumerli, ma non fui ascoltato».
L’ex verificatore ha poi raccontato delle numerose telefonate di proteste da parte degli utenti a cui ogni giorno doveva rispondere: «Chi era rimasto inutilmente tutto il giorno in casa ad attendere la visita programmata; qualcuno aveva trovato infilato nella porta il cartellino di mancata presenza dell’utente senza che nessuno avesse suonato; qualcun altro aveva sentito suonare ma aveva fatto appena in tempo ad aprire la porta e vedere la macchina di Publicontrolli allontanarsi...».
Dopo varie segnalazioni ai vertici aziendali, Grassini si mise anche a seguire i verificatori: «L’ho fatto tre o quattro volte. E li ho trovati in biblioteca a studiare, o da Penny Market, o da Panorama. Comunque ben lontani dalle zone delle verifiche programmate, ad esempio a Pistoia invece che in Valdinievole». (m.d.)
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