Il Tirreno

Pistoia

«Non spegnete la luce sulla storia di Beatrice»

di Luigi Spinosi

Prima udienza del processo per la donna uccisa dall’ex marito nella Nievole I familiari: questa tragedia serva da sprone nella lotta contro il femminicidio

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PISTOIA. Gli sguardi non si sono mai incrociati. Massimo Parlanti, jeans e maglietta a righe, aveva il volto basso quando è stato accompagnato nell’aula del Gup del tribunale di Pistoia. Qui è stato fatto accomodare in una stanzetta laterale, dalla quale poteva assistere all’udienza, ma separato alla vista dai familiari della sua ex moglie, Beatrice Ballerini, cui aveva tolto la vita un pomeriggio di nove mesi fa. Familiari presenti al gran completo all’udienza preliminare, primo atto dell’iter giudiziario che – attraverso la formula del rito abbreviato – dovrà decidere del destino dell’uxoricida. Poco importava il fatto che si trattasse di un’udienza prettamente “tecnica”. Tutti coloro che volevano bene a Beatrice sentivano di dover essere lì, anche se era difficile. C’era il fratello Lorenzo con la moglie, c’era il babbo di Beatrice, Giancarlo, c’era la mamma, Vanna, e c’era anche Paolo Tognozzi, il collega con il quale la donna aveva iniziato una relazione dopo la rottura del rapporto con il marito.

Una famiglia forte, nonostante la tragedia che l’ha colpita. Una famiglia intenzionata a combattere per rendere giustizia a Beatrice e ai suoi figli, bambini di 7 e 10 anni privati in un sol attimo degli affetti più importanti. Una famiglia che lotta per far sì che questa morte non sia stata inutile, ma diventi uno sprone nella battaglia contro quella barbarie che va sotto il nome di femminicidio: «Vogliamo che i riflettori restino accesi su questa storia».

Gli sguardi non si sono mai incrociati, anche se era la prima volta che la famiglia Ballerini si ritrovava nella stessa stanza con Parlanti dalla sera della scoperta dell’omicidio, il 13 dicembre del 2012. Da una parte per lo sguardo basso, dall’altra per la volontà di guardare oltre, di preoccuparsi di ridare serenità a due bambini e di non considerare colui che gliela ha tolta, al quale dovrà provvedere la giustizia. Non hanno ricevuto nessuna dimostrazione di pentimento, sottolinea la famiglia Ballerini, e del resto non verrebbe nemmeno creduta. «L’unico dispiacere che ha mostrato di provare – dice il fratello di Beatrice Lorenzo – è stato per la perdita della nuova compagna (la donna per cui Parlanti si era separato dalla moglie e che poi lo ha lasciato dopo quanto accaduto ndr). Non si è mai preoccupato nemmeno dei figli. Anzi, è emerso che si sarebbe detto pronto a lasciare i bambini pur di stare con la nuova compagna».

Diversa la versione dei due legali di Parlanti, EnricoZurli e Luca Bisori: «Il nostro assistito è molto provato. Ha vissuto mesi di sofferenza interiore, che è andata progressivamente crescendo man mano che acquisiva consapevolezza dell’enormità di quanto commesso. Basta vederlo in volto. Si è reso conto di aver reso doppiamente orfani i suoi figli». E il silenzio verso la famiglia? «Siamo stati noi a ritenere che non fosse il caso, aveva anche preparato una lettera per i figli, ma in certi casi è meglio il silenzio».

Poi il confronto in aula, che serviva essenzialmente ad accogliere o respingere una richiesta degli stessi difensori per l’acquisizione dei tabulati delle telefonate intercorse tra Parlanti e la moglie negli ultimi 4 giorni prima del delitto.Secondo i legali dimostrerebbero che fu la moglie a chiamare per prima il marito: «Una risposta alla contestazione della premeditazione». La linea della difesa infatti è quella del raptus, dell’omicidio d’impeto.

Una linea contestata dai familiari, assistiti dagli avvocati Beatrice Bonini e Filippo Viggiano, e anche dal pubblico ministero Claudio Curreli, convinti invece della premeditazione. Le loro tesi sono state esposte al giudice per le udienze preliminari Alessandro Buzzegoli (alla presenza anche dell’avvocato Sibilla Santoni, curatrice speciale chiamata a rappresentare i figli minori della coppia).

Alla fine la decisione di acquisire i tabulati e l’aggiornamento al 7 novembre per la prossima udienza. Si annunciano tempi brevi per sapere come andrà a finire. E non si tratta di stabilire vincitori e vinti, in questa storia, comunque vada, hanno comunque perso tutti. Niente potrà riaccendere il sorriso di Beatrice. Ma, ed è questo l’aspetto più importante, questa storia dovrà servire a impedire che altri sorrisi vengano spenti per sempre.

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