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Mobili, tessile, maglie: un disastro

Mobili, tessile, maglie: un disastro

Non c’è settore che si salva dai rincari: ecco alcuni esempi su aziende reali

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QUARRATA. Potrebbero essere paragonate a delle mucche da latte, le aziende del territorio. Ma a forza di strizzare, non è rimasto più niente. E questa immagine è veramente sconvolgente. Perchè nella piana si continua a chiudere aziende e gente che va a casa, magari a cinquant’anni passati.

«Non si può andare avanti così – avverte il presidente Cna della Piana, Luca Santi – Se spariscono le aziende, muore tutto».

Sulle tante chiusure registrate negli ultimi anni a Agliana e Quarrata, grava enormemente il carico di tasse.

«Tra Imu e tares alla fine dell’anno ci si ritrova a pagare 20mila euro in più» dice Santi. Andrea Bargiacchi, coordinatore Cna Piana, fornisce alcuni dati reali sul caro spazzatura del 2013.

Una tessitura di Agliana di 580 metri quadri che nel 2012 pagava 1810 euro di tia (tariffa di igiene ambientale), alla fine del 2013 pagherà 2456 euro di tares.

«L’incremento totale da registrare è del 35,71%, quello della quota fissa è del 28,19% e quello della variabile raggiunge il 24%».

Un produttore di mobili di Quarrata con una superficie di 100 metri quadri (si tratta di un’unità locale di un’azienda ben più grande, le dimensioni lo confermano) alla fine dell’anno pagherà 529 euro di tares, contro i 393 della vecchia tia 2012.

«L’aumento è del 34,52% in totale. La quota fissa è aumentata del 40,78%, la variabile dell’11,76%».

L’ultimo caso è quello di una tessitura a maglia, sempre di Quarrata, da 375 metri quadri di superficie complessiva di azienda: «+35,6% nel complesso».

Rincari che si sommano a quelli già sostenuti negli anni precedenti.

«Tutti questi continui aumenti non tengono conto del reale andamento delle aziende» conclude Santi.

b.f.

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