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Pistoia

La confessione arrivata quattro giorni dopo l’assassinio

«Quel giorno per me hanno staccato la luce»: così Paolo Tognozzi, il compagno di Beatrice, racconta quel maledetto giovedì 13 dicembre 2012, il giorno in cui la donna fu trovata morta nell’abitazione...

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«Quel giorno per me hanno staccato la luce»: così Paolo Tognozzi, il compagno di Beatrice, racconta quel maledetto giovedì 13 dicembre 2012, il giorno in cui la donna fu trovata morta nell’abitazione di Nievole. È fuori dall’aula del Gup, lui non è parte del processo, avendo deciso di non costituirsi parte civile. Non sarà l’iter giudiziario a ridargli il suo amore, a riaccendere la luce. Ma lo stesso non ha fatto mancare la sua vicinanza alla famiglia Ballerini. E proprio Paolo, collega della stessa Beatrice (impiegata di banca a Prato) fu tra i primi a lanciare l’allarme: la sera del 13 la donna avrebbe dovuto partecipare a una cena tra colleghi, ma non si fece vedere. A nulla servirono le telefonate. Alla fine, da Campi Bisenzio, il fratello e il padre della donna si recarono a Nievole, in quella che era la casa di Beatrice e del marito prima della separazione. E fu qui che Beatrice fu trovata morta a terra. Picchiata e strangolata. I sospetti dei carabinieri si accentrarono subito sull’ex marito, che aveva un appuntamento con lei in quella stessa casa nel primo pomeriggio. Sostenne di aver lasciato la donna in vita, prima di trascorrere il pomeriggio con i figli. Ma il ritrovamento in un cassonetto del cellulare della donna (utilizzato dallo stesso marito) e di lembi di pelle sotto le unghia della donna poi (mentre l’uomo presentava i segni di graffi nel viso), portarono a stringere il cerchio attorno al marito che, alla fine, dopo 4 giorni, si presentò dai carabinieri per confessare l’omicidio. Una confessione che fu poi confermata dagli accertamenti del Dna sui lembi di pelle trovati sotto le unghie di Beatrice.

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