Il Tirreno

Pistoia

I centri Aiuto donna segnalano «I casi di violenza in aumento»

PISTOIA. Sono 445 le donne che dall’8 marzo 2006, data di inizio del servizio, si sono rivolte al centro Aiuto Donna di Pistoia, che fa riferimento agli undici comuni dell’area pistoiese. Superano...

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PISTOIA. Sono 445 le donne che dall’8 marzo 2006, data di inizio del servizio, si sono rivolte al centro Aiuto Donna di Pistoia, che fa riferimento agli undici comuni dell’area pistoiese. Superano le 600 le donne ascoltate a Liberatutte di Montecatini, centro attivo però dal 2004, che ha aperto una Casa rifugio per accogliere le maltrattate. E sono quasi 150 le donne che si sono rivolte allo Sportello Donna della Cgil, che si occupa solo della consulenza legale. Un fenomeno che, dicono le responsabili della rete di servizi, è comunque in aumento, come in aumento a livello nazionale sono i casi di femminicidio. «Il fenomeno della violenza alle donne è trasversale sia ai ceti socio-culturali che alle nazionalità – dicono al centro Aiuto Donna – Sono donne che appartengono in larga prevalenza alla fascia dai 30 ai 39 anni ed hanno alle spalle un percorso di violenza abbastanza lungo. Se i femminicidi sono casi estremi, le forme di violenza denunciate possono essere psicologica, fisica, sessuale ed economica. E quasi sempre queste forme di sommano». La crisi economica può essere un fattore che incoraggia, una causa accessoria, ma non è la causa principale dell’aumento della violenza, come molti pensano: «Il problema è più culturale, dipende dalla disparità di potere e dalla disuguaglianza dei generi anche nella coppia, che vale per professionisti insospettabili come nei contesti di degrado e disagio sociale. L’aumento degli accessi al centro Aiuto donna c’è stato negli ultimi due anni, ma può essere dovuto anche al fatto che il servizio è conosciuto da più persone». Lo Sportello Donna della Cgil, attivo da una decina di anni, fornisce assistenza legale occupandosi però solo di diritto privato, mentre i casi, per esempio, di mobbing o molestie sul lavoro sono appannaggio dello “sportello rosa” che fa parte dell’ufficio vertenze. «Le donne vengono inserite in un percorso dal centro Aiuto Donna – dice la responsabile Fiorenza Ghelardina – che può sfociare in una denuncia penale, ma non è detto. Può essere pericoloso per una donna partire subito con la denuncia, specie se è in casa col mariti ed ha figli rischia di aggravare la situazione. Le persone nuove che accedono alla Cgil di Pistoia sono da 100 a 150 l'anno, ma la sala d’aspetto il mercoledì è sempre piena, perché le donne ritorno più volte. Ieri sera c'erano otto donne, di cui ben 4 di primo accesso. Tutte stanno vivendo situazioni di violenza. A parte un caso in cui il marito era presente ed ha riconosciuto di perdere la testa, le altre situazioni erano molto più sofferte e delicate. Stanno in casa ma non possono andare via. Decidere di lasciare un uomo anche violento, che però si è amato e ci si è investito, non è semplice. Ci sono anche motivazioni oggettive: ci sono donne senza casa e lavoro. Sta di fatto che il fenomeno si sta accentuando in maniera esasperante. È vero che prima le donne denunciavano meno e le famiglie non le aiutavano, anzi c’erano genitori di giovani donne che ritenevano che bisognasse sopportare e che la violenza facesse parte del pacchetto matrimonio. Pur se questa mentalità è superata, si vive in una società in cui l'immagine della donna viene presentata in maniera umiliante.Le donne che vengono qui spesso si vergognano, o si sentono addirittura in colpa. È importante che capiscano che non sono sole e nei nostri uffici possono trovare un aiuto concreto e anonimo».

Francesco Albonetti

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