Il Tirreno

Pistoia

Artigiani stremati dalla Tares

di Beatrice Faragli
Artigiani stremati dalla Tares

Lettera della Cna ai Comuni della Piana: troppe aziende pagano due volte e per rifiuti che non fanno

3 MINUTI DI LETTURA





QUAARATA. La Cna chiede ai Comuni della Piana di fare un passo indietro sulla Tares, una tassa incentrata sulle superfici e non sui rifiuti effettivamente prodotti «che rischia di dare il colpo di grazia a molte aziende del tessile e del mobile» avvertono dall’associazione artigiani e piccoli imprenditori (Cna sta per confederazione nazionale artigianato).

Si tratta di attività che già smaltiscono privatamente, ma che a fine anno si troveranno a pagare ai Comuni di Quarrata Agliana e Montale il 36% in più rispetto al 2012.

Le richieste sono contenute in una lettera aperta inviata mercoledì scorso ai sindaci, gli stessi primi cittadini che non hanno mai aperto un confronto con le associazioni di categoria prima di deliberare gli aumenti.

Il documento, firmato dal direttore provinciale della Confederazione, Sergio Giusti, è stato spedito anche a tutti i Comuni della provincia.

Due le richieste evidenziate dal presidente e dal coordinatore della Cna Piana, Luca Santi e Andrea Bargiacchi.

«Chiediamo – spiegano – la detassazione della parte variabile della Tares per quelle aziende che non conferiscono rifiuti al Cis».

È il caso della maggior parte delle attività di Agliana e Quarrata, che oggi si ritrovano a pagare una bolletta salata per i magazzini e per le superfici dove non si producono rifiuti.

La responsabilità, per Cna, è delle amministrazioni locali, che avrebbero potuto agevolare le aziende ma che, invece, nel passaggio dalla Tia (la vecchia tariffa di igiene ambientale) alla Tares (la tassa su rifiuti e servizi in vigore dal 1° gennaio 2013, che prevede una maggiorazione statale di 30 centesimi a metro quadro) «non hanno tenuto conto dell’effettività dei rifiuti conferiti, come dice la legge, ma della superficie» sottolinea Bargiacchi. Non è la prima volta che la Cna chiede ai Comuni di rivedere le proprie scelte.

L’unica cosa che ha ottenuto finora però, sono piccole agevolazioni per determinate categorie, come salottieri e falegnami, a fronte della presentazione al Cis dei documenti che dimostrano lo smaltimento in proprio.

E qui c’è la seconda beffa, figlia di una burocrazia nazionale che sta ammazzando le aziende.

«E’ stato azzerato tutto con il passaggio dalla tia alla tares – spiega Bargiacchi – così nella prima rata non ci sono stati “sconti” per nessuno, perché le ditte avrebbero dovuto ripresentare tutta la documentazione. Ora non sappiamo come intendono fare per sistemare la questione. Ce lo dovrebbero spiegare».

La beffa è ancor maggiore per i tessitori, sottolinea Santi, che producono cascami, ovvero sottoprodotti da reinserire nel mercato: riciclano come indicato da Comuni, Provincia, Regione e Unione Europea ma poiché questi prodotti non sono rifiuti, gli imprenditori del settore non hanno nemmeno diritto a chiedere delle piccole agevolazioni in una bolletta gravata dalle superfici improduttive.

Terzo e ultimo punto evidenziato dalla Cna è la chiusura dei Comuni della Piana sulla questione spazzatura.

«Non c’è stata concertazione – dicono – chiediamo quindi di aprire il discorso sulla base di queste nostre richieste. Il Comune di Pistoia – sottolineano – è stato l’unico che ha accettato un confronto preventivo con le associazioni e qualche risultato l’ha portato. Valuteremo anche l’adozione di azioni forti da fare sul territorio».

Condanna totale, infine, per il 5% fatto pagare dal Cis a cittadini e aziende come copertura preventiva dei morosi.

E qui veramente si va nell’assurdo e nell’esoso. Tocca all’ente fare fronte al recupero credito , senza rifarsi preventivamente su chi paga.

Ma anche questo 5% potrebbe essere oggetto di un ricorso in sede legale.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa