Toscana
«Quelle urla di terrore... ho chiamato i carabinieri»
Le testimonianze dei soccorritori: «Lei era stesa in terra, sembrava senza vita» I tre figli della coppia sono stati portati in una struttura protetta
PONTE STELLA. È stata una vicina di Marta Bregu a chiamare i carabinieri, quando ancora la vittima era dentro casa. L’intervento della signora si è rivelato provvidenziale. Prima che la ventottenne di origine albanese tentasse di fuggire oltre la finestra, correndo poi sul tetto di una fabbrica confinante da cui il marito la spingerà giù solo pochi istanti dopo, una residente di via Forteguerri aveva già allertato le forze dell’ordine. «Siamo donne e tante volte ci tocca aver paura. Se non ci aiutiamo tra noi … Stamani (ieri, ndr) – racconta la signora, anche lei venuta in Italia dall’Albania molti anni fa - ho sentito un urlo strano. Ero seduta intorno al tavolo, accanto a mia suocera che faceva colazione. Senza nemmeno affacciarmi, ho subito chiamato i carabinieri. Cos'altro potevo fare? Al telefono ho detto di venire qua, perché c’era una donna che urlava. In 3 minuti, forse anche meno, sono arrivati. Io soffro di cuore e non ho voluto guardare fuori. Sono rimasta qui, in cucina. Non ho visto niente».
La prontezza della vicina, probabilmente, ha salvato la vita a Marta Bregu. Quando il marito della ventottenne ha sentito le sirene dei carabinieri infatti, si è dato alla fuga. «L’ho visto correre per la strada e poi scappare sull’argine – racconta una residente di via Montalbano – In lontananza si sentivano già le sirene. È stata una fortuna che i carabinieri siano arrivati così presto altrimenti avrebbe riprovato a ammazzarla». La fuga lungo lo Stella è durata poco. I militari lo hanno raggiunto e arrestato nel giro di qualche minuto. A poche centinaia di metri dal marito, c’era Marta «stesa in terra, sembrava senza vita – continua la vicina – I bambini in casa urlavano». Da via Forteguerri, una traversa di via Montalbano dove ci sono diverse case che si affacciano proprio nell’area artigianale in cui, fino a ieri, abitava Marta Bregu con il marito e i tre figli, raccontano di aver sentito la coppia litigare anche lunedì. Qualcuno ha pensato di chiamare i carabinieri già quella sera, ma poi la telefonata non è stata fatta. Ai racconti strazianti dei bambini che piangono e del corpo di Marta massacrato da un volo di 5 metri, si aggiungono le espressioni e le poche parole dei colleghi della ragazza, che da un anno e mezzo lavora nel ristorante pizzeria Rosso Pachino, proprio accanto a casa.
Nessuno vuole parlare. È l’ora di pranzo e negli occhi del titolare e dei dipendenti c’è solo la voglia di finire il turno e andare subito all’ospedale di Careggi a trovare Marta. «Ce ne fossero di dipendenti così – dice il proprietario – È una gran lavoratrice. Questa è la sua seconda famiglia». Chi la conosce bene come il parroco di Vignole, don Patrizio Fabbri - la coppia ha abitato per tanti anni a Quarrata - evidenzia di lei la grande «precisione e serietà. È una donna a cui non c’è bisogno di dire niente, sa da sola cosa sia il dovere e la responsabilità. Ho appreso con molto dolore la notizia».
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