Sicurezza
Finmeccanica: pronti a vendere Breda
I sindacati metalmeccanici si ribellano e chiedono l’intervento del governo Letta. «Dica finalmente cosa pensa»
Finmeccanica va avanti diritta. Vuole vendere AnsaldoBreda, Ansaldo Energia e Ansaldo Sts, vale a dire il pacchetto di aziende che non rientrano nel nucleo “strategico” della holding pubblica, costituito dalle aziende che si occupano di difesa e aerospazio. I sindacati ribadiscono la loro contrarietà e chiamano in causa il governo: è l’ora che Letta dica chiaramente cosa vuol fare.
Se per Andaldo Energia le trattative con i coreani di Doosan Heavy sono «ad uno stadio molto avanzato», anche per AnsaldoBreda esiste «un’altra trattativa aperta con importanti gruppi manifatturieri esteri».
I virgolettati sono tratti dal comunicato stampa congiunto emesso da Fim, Fiom e Uilm dopo l’incontro di ieri mattina a Roma sulle strategie di Finmeccanica. Incontro che ha confermato appieno le indiscrezioni della vigilia: la holding guidata da Alessandro Pansa non ha abbandonato affatto la strategia già disegnata oltre due anni fa, secondo la quale le aziende non strategiche, in prima fila AnsaldoBreda, vanno cedute.
Ai sindacati Pansa ha spiegato che attualmente Finmeccanica «anche a fronte dell’eccessivo indebitamento e della scarsa generazione di cassa, non ha le risorse necessarie per sviluppare le attività di tutte le società». Di qui la scelta di liberarsi del settore cosiddetto civile, secondo quello che già nel 2004 era stato battezzato “Progetto Finmeccanica 2”. Pansa alla riunione di ieri non ha fatto nomi, ma quello che più di frequente si accosta ad AnsaldoBreda è Hitachi, colosso giapponese della meccanica, che per mesi ha esaminato attentamente la possibilità di rilevare l’azienda pistoiese-napoletana.
Al piano di Finmeccanica i sindacati hanno replicato con un no, in primo luogo perché sembra sbagliato che «il nostro paese – dicono Fim, Fiom e Uilm – si privi di assets importanti in settori con mercati crescenti». Contrari, i sindacati, anche ad ogni ipotesi di «spacchettamento» di AnsaldoBreda. L’ipotesi è quella, fatta trapelare nelle settimane scorse, di creare una “bad company” che si prenda in carico i settori di AnsaldoBreda in maggiore difficoltà e le passività originate dalle commesse bloccate. In questa prospettiva, secondo i sindacati, rischierebbero soprattutto gli stabilimenti di Palermo e Reggio Calabria. Nel caso, infine, di una vendita, i sindacati confederali «ritengono indispensabile che AnsaldoEnergia e tutto il trasporto ferroviario non vengano ceduti a terzi senza garanzie su occupazione, tutela del patrimonio tecnologico, industriale e di competenze».
Per tutto questo Fim, Fiom e Uilm ritengono «indispensabile un immediato coinvolgimento del Governo, al quale chiediamo di fornire chiara, una volta per tutte, la sua posizione sulle cessioni e di fornire tempestive indicazioni sulla possibilità di utilizzare il Fondo strategico italiano della Cassa depositi e prestiti, per evitare la cessione del controllo azionario a soggetti esteri di importanti settori strategici per il paese». L’idea è quella –avanzata nei giorni scorsi anche dal sottosegretario Fassina – di far entrare la Cassa depositi e prestiti nel capitale delle aziende Finmeccanica.
Se le risposte non arriveranno, i sindacati avvieranno immediatamente la mobilitazione in tutti gli stabilmenti coinvolti del gruppo Finmeccanica, tra i quali ovviamente quello pistoiese di AnsaldoBreda.
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