Gioco
Salvatore, ex edile: aiutatemi, non ce la faccio
«Nel 2011 ho dovuto chiudere l’azienda, non so come andare avanti e tanti sono nella mia situazione»
PISTOIA. Salvatore ha 60 anni, non ha un lavoro e sta finendo anche la speranza. E’ (o meglio, era) un artigiano edile ma nel 2011 ha chiuso l’azienda, dopo tre anni che non riusciva più a lavorare. Da allora per campare si è arrangiato, ha venduto la macchina, l’oro di famiglia, tutto. «Per tirare avanti sto mettendo in croce mia sorella che ha 64 anni e una pensione di 470 euro. Ma è possibile?».
Salvatore di cognome fa Esposito. Insieme a lui vivono la moglie, che riesce a lavorare tre mesi l’anno in una ditta di confezioni, quando va bene, e la figlia di 24 anni. Hanno ancora un tetto sulla testa, ma l’affitto non lo pagano da cinque mesi. Quando si dice “crisi dell’edilizia”, per tanti sono solo numeri, dati statistici. Per Salvatore è la sua vita che è andata gambe all’aria, si è trasformata in una lotta quotidiana per rimanere a galla, per non farsi travolgere definitivamente. «Ma si arriva ad un certo punto che la testa scoppia, non ci si fa più…».
La strada dei servizi sociali del Comune e della Caritas l’ex edile la percorre abitualmente da anni. «Gli aiuti che ci arrivano – spiega – sono pochissimi, neanche cento euro al mese dagli assistenti sociali. Ho fatto la domanda per un sostegno all’affitto, ma il bando c’è stato questa primavera e gli aiuti, se mi toccheranno, arriveranno a gennaio. E io fino ad allora cosa faccio? Avevo anche chiesto un alloggio di emergenza, mi hanno detto che sono al 65º posto e che la casa non mi toccherà mai».
A fare qualcos’altro il sessantenne operaio edile ci aveva provato. Ma è stato un altro sforzo inutile. «Ho un piccolo orto, posso vendere i pomodori e la verdura. Ma il Comune ha mandato via quelli che vendevano per strada a Sant’Agostino, tranne uno, non si sa perché. Me lo ha detto uno di quegli ambulanti, l’ho trovato mentre aspettavo alla Caritas. In Comune mi hanno detto di cercare un privato che mi conceda il terreno, ma se lo immagina chi può fare una cosa del genere?»
E allora? Allora Salvatore Esposito chiede un aiuto. «Vedo che il Comune spende per le piste ciclabili centinaia di migliaia di euro. Ma quante biciclette ci passeranno? Non siamo mica in Olanda! Non era meglio, prima di pensare alle piste ciclabili, dare da mangiare a chi non ha nulla?».
Salvatore sottolinea di non parlare solo per sé. «Siamo in tanti nelle mie condizioni. Conosco un collega che non ce la fa neanche a comprarsi le scarpe, va a giro solo con le calzature antinfortunistiche. È malato, dovrebbe mangiare cibi per diabetici ma non se li può permettere. Anche solo per fare la spesa deve chiedere i soldi a qualcun altro. Ma è vita questa?».(f.cl.)
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