Italia
Niente spiccioli per le bollette
Tabaccaio vuole pagare con le monete, ma Poste ne accetta solo una parte
QUARRATA. Il tabaccaio si sa, vede girare molte monete. Ma stia bene attento, perché con quegli “spiccioli” non può pagare le bollette, parola di Poste Italiane. Insomma, davanti allo sportello i soldi non sono tutti uguali. Alcuni valgono, altri no. Potrebbe sembrare una barzelletta quella raccontata da Matteo Marliani, titolare del negozio "Virtù e vizio" a Quarrata, e invece è la realtà. Al negoziante non resta che una riflessione: «Mie piccole monete – scrive - quanto somiglia la vostra esistenza alla società».
«Si tratta - spiegano dall'ufficio postale - di una disposizione in vigore dal 2012. Oltre un certo limite non possiamo accettare monete». Marliani, ora, lo sa bene, anche se la questione resta da chiarire. Ieri, verso le 15, è andato alle poste centrali di via Cellini, a Quarrata, per pagare 2 bollettini: 1.427 euro in totale. Lui, tabaccaio di professione, di monete ne vede passar tante, così ha pensato di sistemare quelle da 1 e 2 euro negli appositi tubetti. Ma una volta davanti allo sportello ha scoperto che la sua fatica è stata vana. Colpa di una circolare. «Evidentemente Poste Italiane può far leggi e decidere quali sono le monete accettabili e le relative quantità. L'impiegato allo sportello – ci scrive Matteo - era in vero mortificato e dispiaciuto, oltre che cortese e professionale, ma il capo supremo (presumo il direttore), si è affacciato alla porta ha scosso la testa e non ha voluto sentire ragioni, non gli interessa che io, come molti altri, per andare alle poste si sia costretti a chiudere l'attività, o chiedere un permesso a lavoro, e non gli interessa neanche che le monete sono comunque soldi contati e correnti».
Marliani, alla fine, ha trovato più fortuna all'ufficio postale di Santonuovo dedicato alle imprese. «Mie piccole care monete da 1 e da 2 euro – conclude il tabaccaio - siete discriminate, non vi accettano, non vi vogliono, e qualcuno vi disprezza anche, salvo poi usarvi nella vita quotidiana, quanto assomiglia la vostra esistenza alla società».
Beatrice Faragli
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