Gioco
Don Ciotti alla marcia di Agliana «Ora la Chiesa si è svegliata»
Si chiude con la standing ovation e cinque minuti di lunghi applausi per don Luigi Ciotti, la ventesima edizione della marcia per la giustizia “Agliana- Quarrata”, un tributo spontaneo
QUARRATA. Si chiude con la standing ovation e cinque minuti di lunghi applausi per don Luigi Ciotti, la ventesima edizione della marcia per la giustizia “Agliana- Quarrata”, un tributo spontaneo e caloroso dalle tante persone che hanno aspettato nel freddo di piazza Risorgimento l’intervento del fondatore di Libera e Gruppo Abele. Non siamo ad un festival del cinema dove i minuti di applausi misurano il gradimento del film: siamo al termine di una giornata lunga e faticosa, come quella organizzata dalla Rete Radiè Resh, a cui il prete antimafia non manca mai. Per il popolo della marcia, don Ciotti è una voce conosciuta (tanto che Pistoia o Quarrata potrebbero iniziare a pensare alla cittadinanza onoraria) ma mai banale. Il suo discorso potrebbe comunque sembrare davvero un film: il film di un’Italia fragile dove la crisi economica è diventata “l’occasione” per calpestare i diritti degli ultimi, per oltraggiare la dignità umana ed esasperare le disuguaglianze sociali. Un film duro, di un paese sempre più indifferente dove Don Ciotti non fa sconti a nessuno e mette dentro tutto. Le offese agli immigrati, anche a quelli che hanno sposato il nostro Paese come la ministra Kyenge (assente per la convocazione all’Onu ma presente con una lettera e tramite il marito Mimmo e della figlia Giulia), quei sei milioni di analfabeti e uno dei più alti tassi europei di dispersione scolastica fino a chi ormai ruba per mangiare. Per questo don Ciotti annuncia la nuova campagna di Libera (“Miseria Ladra”) e fa un appello a darsi una mossa. «Da venti anni vengo qui – dice – e da venti anni parliamo di diritti e giustizia che mancano. Vuol dire che c’è qualcosa che non va. Non possiamo più delegare, dobbiamo metterci la faccia come abbiamo fatto, e c’erano anche alcuni di voi con noi, pochi giorni fa a Suvignano dove grazie alla nostra mobilitazione, è stata bloccata la messa all’asta dell'azienda agricola confiscata al boss piazza». Ce n’è per gli amministratori. «È da miopi non investire nelle politiche sociali – tuona don Ciotti – il bene si costruisce con l’inclusione e non con l’esclusione. Costerà 100 volte di più rincorrere il problema che investire nella prevenzione». E poi per la Chiesa. «Ci si stupisce di Papa Francesco– conclude Ciotti – ma non fa altro che vivere il messaggio di 2000 anni fa. È la Chiesa che lo doveva fare prima». Prima di lui a scaldare la piazza ci aveva pensato Antonietta Potente, suora laica che abita in Bolivia a fianco degli ultimi per cui rivendica «il diritto alla differenza» perchè «non si può applicare leggi uguali in un mondo diseguale». Insieme a loro a camminare per la giustizia c’erano Benedetta Tobagi, Gherardo Colombo e un emozionato Wuer Kaixi. «Mi sento a casa – ha detto il leader della protesta in piazza Tienanmen nel 1989 – perché le marce per i diritti sono casa mia».
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