Il Tirreno

Pistoia

Il bar del Ceppo chiude, addio al Cral

di Francesco Albonetti
Il bar del Ceppo chiude, addio al Cral

Da oggi i 5 dipendenti sono a casa, sfumata la possibilità di riaprire l’attività al San Jacopo: l’affitto è troppo alto

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PISTOIA. Dopo 55 anni di attività ininterrotta, oggi alle 11 chiuderà per sempre i battenti il bar dell’ospedale del Ceppo. Resteranno a casa i cinque dipendenti rimasti a gestirlo in questi mesi, dopo che per altri due era scaduto il contratto a termine. Il bar, punto di riferimento per chi lavorava all’ospedale ma anche per i parenti dei ricoverati, è stato gestito per oltre mezzo secolo dal Cral dei lavoratori ospedalieri, che conta attualmente 1240 soci attivi e circa 1500 contando anche quelli in pensione. Il nocciolo della questione è questo. Col nuovo ospedale San Jacopo, la gestione degli spazi commerciali è stata affidata con un project financing di 19 anni ad una società di Prato, la Cosat. Questa società dovrà stipulare contratti di affitto alle attività commerciali che intende portare all’interno del San Jacopo, sicuramente il bar, ma anche l’edicola e, probabilmente, una parafarmacia e una lavanderia a gettoni. A luglio, quando è avvenuto il trasferimento dell’ospedale dal vecchio Ceppo all’ex Campo di volo, la Cosat ha fatto un bando per la gestione del bar, chiedendo, fra l’altro, un affitto di 4.500 euro mensili per i locali di 100 metri quadrati a chi si fosse aggiudicato il bando. «Una cifra insostenibile, che il Cral dell’Asl non può permettersi – dice Federico Piccinelli, il commercialista che sta seguendo la questione per conto del Cral – Circa il triplo rispetto a quello che ilCral pagava al Ceppo per gli stessi metri quadrati. Visti i nostri bilanci, abbiamo presentato un’offerta più bassa, ma offrendoci di garantire una fidejussione bancaria di quello che veniva offerto. A quel punto, in un incontro con la società pratese, ci è stato detto chiaramente che il Cral viene ritenuto un gestore inaffidabile dall’azienda e il discorso si è chiuso. Noi abbiamo sempre cercato di tenere un profilo basso, senza entrare in polemica. Ma di motivi per discutere ce ne sarebbero, visto che l’Asl ha chiuso un’azienda come il bar che era dei dipendenti soci del Cral e l’ha data in gestione ad un’altra società». Che destino avranno i cinque dipendenti del bar, uomini e donne, che hanno un’età compresa fra 30 e 55 anni e alcuni moglie e figli a carico? «Vogliamo almeno sperare che venga mantenuta la promessa iniziale – dicono i soci Giovanni Bottari, Mario Cinquilli e Vinicio Paoletti – cioé che almeno quei cinque dei sette che vi lavoravano fino a pochi mesi fa, verranno riassorbiti dalla società di Livorno che gestirà il bar del San Jacopo». E qui finisce la prima parte, intrecciata però ad una seconda che riguarda tutta l’attività del Cral. Il circolo ricreativo dei dipendenti, non ha più sede e attualmente si ritrova in una sorta di sottoscala del vecchio ospedale del Ceppo, sede provvisoria anche quella. Fra le attività del Cral, oltre alle feste e varie attività ricreative rivolte principalmente ai figli dei dipendenti, ci sono quelle dei contributi per i libri di scuola, le gite, il cosiddetto “Ceppino”, la convenzione con le assicurazioni che consente ai dipendenti di pagare i premi in 12 rate annuali. E poi le varie attività interaziendali: sport, foto, pesca, bowling. E qui l’appello è rivolto soprattutto all’Asl: «Abbiamo chiesto all’azienda sanitaria di fare la sede in uno spazio del nuovo ospedale, ma non c’è arrivata risposta». Un’altra ipotesi è quella di utilizzare la parte nuova del vecchio Ceppo, magari anche riproponendo un bar, in pratica la zona dove fino ad oggi ci sarà ancora il bar, una volta che subentreranno le varie funzioni previste nel piano di recupero del complesso. Alla direzione aziendale dell’Asl 3, oltre a precisare che non saranno più l’unico soggetto di riferimento per il complesso del Ceppo, dicono che, in ogni caso, nel caso fosse proposto un bar il gestore verrà deciso attraverso una gara.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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