Il Tirreno

Pistoia

Si fa arrestare per sfuggire alle violenze del marito

Donna evade dai domiciliari e va a bussare invano al cancello del carcere la mattina dopo si presenta dai carabinieri e per lei si riapre la porta della cella

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PISTOIA. Una convivenza forzata per lei diventata insopportabile. Meglio il carcere che restare agli arresti domiciliari in casa insieme a suo marito ed essere vittima dei suoi scatti d’ira e di violenza. E per questo, ieri mattina, è evasa e si è presentata alla stazione dei carabinieri per farsi arrestare. Dopo che la sera prima, invano, aveva bussato alla porta del carcere femminile di Solicciano, dove però non l’avevano presa sul serio. Ed è lì che, proprio come voleva, nel primo pomeriggio di ieri è tornata per essere portata in cella, dopo la condanna per direttissima.

Protagonista della vicenda, una donna pistoiese di 49 anni, di origini Sinti, che abita in una casa popolare della zona sud di Pistoia. Da qualche mese la donna, che ha alle spalle numerosi precedenti penali, si trovava, dopo un periodo passato in carcere, agli arresti domicliari a causa di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale nei suoi confronti per il reato di furto.

Anche se lei nega che la sua determinazione a tornare dietro le sbarre sia dovuta alle violenze che doveva subire costantemente dal marito, le forze dell’ordine hanno buoni motivi per ritenere che ci sia questa motivazione all’origine della sua evasione. Anzi, della sua doppia evasione.

Sì perché la donna già lunedì sera aveva tentato di farsi arrestare, presentandosi alla porta d’ingresso del carcere femminile di Sollicciano, a Firenze. Ma gli agenti della polizia penitenziaria di guardia al cancello, a cui ha spiegato di essere evasa dagli arresti domiciliari, non l’hanno presa in considerazione. Credendo che fosse solo una donna con qualche problema di testa, l’hanno rispedita a casa.

Così la donna è tornata a Pistoia. Ma non si è data per vinta. E ieri mattina, è evasa nuovamente dalla sua abitazione per andare a suonare al cancello del comando provinciale dei carabinieri, in viale Italia. Sono stati i militari della Stazione - gli stessi, tra l’altro, - preposti al controlli delle persone sottoposte agli arresti domiciliari - ha raccogliere e a verificare il suo racconto. E constatato che la donna era evasa davvero, una volta informato il magistrato di turno in procura, non hanno potuto far altro che arrestarla.

Poche ore dopo, il processo per direttissima in tribunale. Accusata del reato di evasione, la donna, difesa dall’avvocato Guido Tesi, ha patteggiato la pena di 8 mesi di reclusione: la recidiva reiterata scattata per la doppia evasione non le ha consentito di usufruire delle attenuanti generiche prevalenti. Anche davanti al giudice la donna ha negato di essere evasa a causa del carattere violento del marito, ma fatto sta che, applicatagli la misura cautelare, ha rifiutato anche la possibilità di ottenere gli arresti domiciliari a casa della figlia, dove l’uomo sarebbe potuto andare a trovarla, preferendo andare in carcere. Ed è lì che, al termine del processo, è stata accompagnata dai carabinieri.

La sua permanenza a Sollicciano non sarà breve, visto che, oltre a questa nuova misura restrittiva per l’evasione, dovrebbe presto scattare la revoca del beneficio dei domiciliari per la precedente ordinanza per furto.

Massimo Donati

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