Il Tirreno

Pistoia

Soldi ai partiti Bertinelli contrario all’abrogazione

Anche il sindaco firma per i quesiti referendari dei radicali ma non per quello per cancellare il finanziamento pubblico

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PISTOIA. Giovedì sera, nell’ambito della festa del Pd di Ponte alle Tavole, il sindaco di Pistoia Samuele Bertinelli ha firmato per 11 dei 12 quesiti referendari proposti dai Radicali. Unico escluso, quello sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, secondo lui, unico baluardo contro l’ingerenza di lobby, comitati d’affari e massonerie.

Il primo cittadino ha esposto dettagliatamente i perché della sua decisione anche sul suo profilo Facebook, spiegando che il referendum abrogativo «è un importante strumento di democrazia diretta, teso a contemperare il principio rappresentativo e, proprio per le sue caratteristiche, ad affrontare grandi questioni, talora “ultime”, che interrogano la coscienza di ciascuno e sulle quali è opportuno che si esprimano direttamente tutti i cittadini».

«Sono, dunque, persuaso – prosegue – che si dovrebbe evitare ogni abuso per non svilirne l’importanza e per non rischiare, attraverso la presentazione di un alto numero di quesiti, di rendere meno limpido e chiaro il dibattito pubblico sui temi affrontati. Nonostante ciò, considerata la comune ispirazione dei referendum proposti dal Partito radicale, ossia la promozione per tutti di una cittadinanza più consapevole perché più libera e responsabile, ho deciso di sottoscriverne undici dei dodici presentati».

Immigrazione. «Di importanza centrale per il riconoscimento dei diritti di tutti – spiega Bertinelli – è il referendum relativo all’abrogazione del reato di clandestinità e degli articoli 4 bis e 5 bis del testo unico sull’immigrazione, che legano la possibilità di restare nel nostro paese alla stipula di un contratto di lavoro. In entrambi i casi si tratta di alleviare gli effetti di una legge incivile e del tutto inefficace, come la Bossi-Fini».

Carceri e pene. Difendere i diritti di tutti, secondo Bertinelli, significa anche affrontare il tema – che ha ormai assunto un carattere emergenziale – delle condizioni nelle quali sono costretti a vivere, o meglio sopravvivere, i detenuti nelle carceri italiane. «Concorrere a risolvere il problema del sovraffollamento carcerario – sottolinea – è infatti l’obiettivo di altri due referendum, quello per ridurre il ricorso alla custodia cautelare in carcere, che dovrebbe sempre costituire l’extrema ratio in ogni ordinamento che riconosca l’inviolabilità della libertà personale, e per l’eliminazione della pena detentiva per violazioni di lieve entità legate al consumo di droghe leggere. In questa stessa ottica, di riconoscimento e rispetto dei diritti fondamentali di ognuno, assume dal mio punto di vista una grande rilevanza anche il quesito sull’ergastolo, il cui superamento consentirebbe di inverare finalmente il dettato costituzionale secondo il quale la pena, per essere giusta, deve anche avere una effettiva funzione riabilitativa».

Divorzio breve. Con il referendum sul divorzio breve si propone l’abrogazione dell’obbligo dei tre anni di separazione obbligatoria prima del divorzio: «È questo – sostiene Bertinelli – un intervallo che prolunga inutilmente (e spesso penosamente) l’iter di scioglimento del vincolo coniugale. Uno Stato moderno deve avere fiducia nei cittadini e rispettare le loro scelte di vita, senza interferirvi in modo paternalistico».

Otto per mille. «Allo stesso modo, delle decisioni dei cittadini lo Stato non può farsi nemmeno arbitrario interprete, come invece avviene – di fatto – nel caso dell’8 per mille: non si vede la ragione per la quale la quota di chi non esprime alcuna indicazione (attualmente più del 50% del totale per una cifra di circa 600 milioni di euro l’anno) debba essere ripartita tra le confessioni religiose (per il 90% alla Conferenza episcopale italiana).

Giustizia. Per corrispondere alla legittima richiesta di giustizia dei cittadini e per rafforzare la credibilità e l’autorevolezza della magistratura, preservandone l’indipendenza e l’autonomia, Bertinelli ritiene urgente una riforma del sistema giudiziario, che lo renda più solerte ed incisivo.

«Mi sembra dunque necessario e di buon senso – spiega il sindaco – che i magistrati dislocati nella pubblica amministrazione tornino alle loro funzioni originarie, così da smaltire l’enorme quantità di processi che si sono cumulati. Condivido inoltre l’obiettivo dei quesiti sulla responsabilità civile dei magistrati e la separazione delle carriere, purché non abbiano l’effetto, il primo, di intimidire preventivamente l’azione della magistratura e, il secondo, di un impoverimento professionale per giudici e pubblici ministeri. Sarà poi compito del legislatore individuare – stabilito il principio – soluzioni equilibrate in questo senso».

Partiti. Sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti il sindaco Bertinelli ha invece una posizione di netta contrarietà rispetto alla proposta referendaria: «Ritengo, non da oggi – spiega – necessaria una riforma radicale del modo di essere dei partiti che garantisca, da un lato, piena trasparenza e democraticità dei loro processi decisionali e delle forme di selezione della classe dirigente, e dall’altro modalità rigorosissime di rendicontazione dei contributi pubblici e privati che ottengono a loro sostegno. Ritengo però assai pericoloso per la democrazia, tanto più in un paese di lobby, comitati d’affari e massonerie com’è il nostro, che si lascino i partiti dipendere esclusivamente da finanziamenti privati: non possiamo correre il rischio, infatti, di indebolire ulteriormente la loro funzione costituzionale di interpreti degli interessi generali, riducendoli a mere espressioni di interessi particolari».

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