Il Tirreno

Pistoia

Dopo lo yoga trova un marito indiano

di Mariella Frosini

Oggi cerimonia in San Bartolomeo: la sposa è Silvia Barbani che ha scoperto l’Asia dopo un brutto incidente in moto

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PISTOIA. Lui è indiano, ha studiato da cuoco e sogna di aprire un ristorante italiano nel suo paese, lei è pistoiese e la sua storia la conosciamo.

Grazie ad una borsa di studio della Provincia, era partita per l’India dove in un ashram aveva perfezionato la pratica Yoga, che l’aveva aiutata nella riabilitazione dopo un brutto incidente.

Divenuta insegnante e finiti i soldi della borsa di studio, con la stagione fredda, si era spostata, dalle falde dell’Himalaya verso il sud del paese, nella zona turistica per trovare lavoro e a Goa era stata assunta da un grande centro internazionale per formare gli insegnanti yoga provenienti da tutto il mondo. In quella città si sono conosciuti per caso e oggi alle 12, Silvia Barbani e Joby Gilson si sposano nella chiesa di San Bartolomeo con un rito che dovrà essere - anche se la religione è la stessa - non solo in due lingue e con due parroci, italiano e indiano, ma a tutti gli effetti una sorta di mediazione tra due culture e tradizioni totalmente diverse.

Gli sposi vestiranno all’italiana, lei con l’abito bianco lui con il completo da occidentale “perché siamo in Italia e a vestire il sari sembra di voler fare l’eccentrica” - spiega Silvia - così anche il menù al ristorante sarà italiano. Però la cerimonia non sarà come le altre, e non lo faranno per contraddistinguersi come avviene spesso oggi nei matrimoni, ma proprio per rispetto delle differenti culture.

«In India gli sposi non si scambiano la promessa di matrimonio – racconta Silvia - e mentre noi ci scambiamo semplicemente l’anello, in India hanno tutta una serie di riti che saranno introdotti nella funzione. Lo sposo dona il Thali, una collana della tradizione con al centro una foglia dorata simbolo di legame, gli sposi accendono insieme un cero e fanno l’offerta del pane e del vino all’altare. La madre dello sposo poi mi farà dono di un sari rosso».

Il sari è uno dei più antichi abiti nella storia dell’umanità, un telo di stoffa pregiata alta un metro e lungo anche sette metri che deve essere avvolto al corpo. Silvia lo indosserà la domenica successiva quando daranno una festa per gli amici, ma spiega “mi aiuterà la madre di Jo a vestirlo perché una cosa è mettere il sari e un’altra è metterlo bene”.

Inoltre i genitori dello sposo offriranno da parte della loro parrocchia di San Francesco a Cochin dei doni alla parrocchia di San Bartolomeo, come simbolo di scambio culturale. «Nonostante la famiglia di Joby sia cattolica, perché nel sud dell’India, anche se non sono la maggioranza, i cattolici sono molti e molto devoti, le differenze sono tante – continua a spiegare Silvia – trovare un accordo per la cerimonia è veramente faticoso, noi abbiamo un rito più semplice e snello, loro invece molto più formale ed è necessario venirci incontro. Mi piace pensare che questo matrimonio sia come il simbolo di due civiltà che si incontrano».

E dicendo questo racconta che Joby viene proprio da quel paese dell’India, Cochin, dove i marò italiani sono in carcere dopo la morte di due pescatori.

Nel lavoro di mediazione molta importanza avranno i due parroci.

Lo scambio culturale infatti ha investito anche la parrocchia di San Bartolomeo. Don Luca ha ospitato Father Nelson, teologo indiano amico di famiglia che tiene conferenze in tutto il mondo ed è arrivato qualche giorno fa dagli Stati Uniti, e anche i genitori dello sposo, arrivati in Italia, mercoledì.

«Io che faccio yoga forse non mi sarei sposata in chiesa ma loro ci tengono molto – racconta Silvia – tuttavia la penso come il grande Yogananda che portava il crocefisso al collo e diceva che Gesù era un grande yogi. Scendere a compromessi da entrambe le parti è importante. Il mondo è sempre più multi-etnico e guardando alle differenze si alzano solo muri, invece ci sono tanti punti di unione che possono fare da ponte: tra yoga e cristianesimo, tra società occidentale e orientale e tra tradizione e modernità».

In un matrimonio così la logistica non sarà facile. «Per la mentalità italiana, la nostra è una situazione tragica: senza casa, io non ho un vero stipendio e lui deve trovare lavoro – conclude la sposa - Joby invece è fiducioso e questo mi aiuta molto, loro credono nella Provvidenza. Per ora faremo un po’ avanti e indietro tra Italia e India, Joby sogna di aprire un ristorante italiano in India, io continuerò ad insegnare yoga e spero di aprire un centro là ma di mantenere i contatti con l’Italia organizzando ritiri spirituali. Vorrei portare gli italiani a vedere l’India con i miei occhi».

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