La manifestazione
Terreno venduto, il Tar boccia il Comune
Sarebbe stata necessaria un’asta per l’area di S. Agostino. Ora scatta il risarcimento e il dossier finisce alla Corte dei conti
PISTOIA. Costano cari al Comune quei trecento metri quadri in via Giuseppe Ungaretti, a Sant’Agostino, ceduti nel 2008 alla azienda edile Biagini. Un fazzoletto di terra, a due passi dalla ferrovia, ceduto per 7.500 euro, ma che ora obbligherà Palazzo di Giano a pagarne 14.431.
Come mai? Perché il Comune – l’ha deciso il Tar – quell’affare non avrebbe dovuto farlo senza prima aver interpellato anche un’altra azienda edile confinante, la Ginanni sas, che a sua volta aveva ripetutamente chiesto di comprare quel terreno ma che aveva sempre incassato dei “no” dall’amministrazione comunale. Ginanni che ha poi fatto ricorso al tribunale amministrativo, il quale le ha dato ragione.
Non solo: ora quei soldi saranno pagati attraverso la creazione di un cosiddetto “debito fuori bilancio”. Le risorse per pagare ci sono, bene chiarirlo: ma i debiti fuori bilancio, per prassi, vanno a finire sulle scrivanie della Corte dei conti, che potrebbe chiedere al dirigente che all’epoca firmò gli atti – si tratta dell’allora responsabile dell’urbanistica Giuliano Aliperta – di risarcire di tasca sua il Comune.
Insomma, un bel pasticcio amministrativo, una pagina da dimenticare per gli uffici di Palazzo di Giano, la cui unica attenuante è che alla fine dei conti in ballo ci sono appena 300 metri quadri di terreno e cifre tutto sommato piccole. Ma presto la cosa verrà sottoposta al consiglio comunale per l’approvazione di prammatica e c’è da scommettere che qualche frecciatina dai banchi dell’opposizione arriverà sicuramente.
La vicenda prende il via il 27 novembre 1997, quando la ditta Biagini, con sede a Sant’Agostino, chiede al Comune di acquistare (o avere in affitto) i 300 metri quadri di terreno di proprietà del Comune, adiacenti al suo confine. Le servivano per ingrandire la propria attività. Il Comune allora rispose no, perché il terreno faceva parte del patrimonio indisponibile di Palazzo di Giano. Ma la volontà di cederlo c’era: si doveva aspettare una apposita variante urbanistica. L’anno dopo lo stesso terreno lo chiedeva la Ginanni sas, ma anche a lei il Comune opponeva un no. La Ginanni ci riprovava anche nel 2004, inutilmente.
Quattro anni dopo, però, i ripetuti “no” dell’amministrazione si trasformano inopinatamente in un “sì” a favore della ditta Biagini, alla quale il terreno veniva ceduto per 7.500 euro. Della famosa variante che avrebbe consentito la vendita, nessuna traccia. E anche il fatto che ci fosse stata nel frattempo un’altra azienda a bussare alle porte del Comune finisce con l’essere ignorato. Si sarebbe dovuto fare un’asta: invece nulla.
Così il Tar , nel dicembre scorso, boccia il provvedimento che autorizzò la vendita, condannando il Comune a risarcire la Ginanni, che il terreno necessario è dovuto andarselo a comprare altrove spendendo 39.000 euro di più. Il contratto di vendita, invece, rimane valido. Così quel terreno, oggi, resta legittimamente di proprietà della Biagini.
Il giudice amministrativo ha deciso che il rimborso debba ammontare a 14.000 euro, spese comprese.
Fabio Calamati
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