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Skilift, la Montagna spera nella proroga del governo

Skilift, la Montagna spera nella proroga del governo

Formento (Doganaccia): «Saremmo costretti a spendere un milione di euro» Danti (Abetone): «Potremmo dover trasportare gli sciatori con le motoslitte»

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ABETONE. Questione di una decina di giorni o poco più e con la ripresa dell’attività parlamentare si scioglierà il nodo che più preoccupa gli impiantisti della montagna in merito alla prossima stagione invernale: la proroga degli skilift del Monte Gomito (Abetone) e del Faggio di Maria (Doganaccia), la cui vita tecnica è scaduta quest’anno.

Dopo il mancato inserimento nel decreto del Fare, la questione della revisione della normativa sugli impianti a fune pende tuttora dalle labbra del Governo. In mancanza di proroga, le due sciovie non potranno riaprire i battenti nel prossimo inverno, a meno che non si proceda al rinnovo con spese nell’ordine del milione di euro. «Siamo in attesa di risposte dal governo – spiega il sindaco di Abetone Giampiero Danti – lo skilift del monte Gomito è un impianto di collegamento per il comprensorio. La proroga chiesta è di 6 anni, ma in caso di risposta negativa saremo costretti, per questa stagione,ad approntare soluzioni momentanee di trasporto, per esempio con motoslitte. Il problema di fondo– prosegue Danti – è il sistema italiano che, errando, si basa sulla vita tecnica, quantificata in 30 anni, anziché sull’effettivo utilizzo ed usura degli impianti, creando anche disparità di trattamento con le regioni a statuto speciale (dove la vita tecnica utile è quantificata in 45 anni, ndr)».

Proprio l’uniformazione della normativa nazionale a quella europea, che supera il concetto di vita tecnica, è punto focale dei due ordini del giorno approvati dal Parlamento a luglio su proposta di 4 onorevoli, fra cui i pistoiesi Bini e Fanucci, che impegna il governo a trovare soluzioni concedendo nel frattempo una proroga agli impianti con vita tecnica in scadenza.

Come nel caso del Faggio di Maria, una delle due sciovie di Doganaccia, il cui stop equivarrebbe alla paralisi del comprensorio. «In mancanza di proroga – spiegano i gestori di Doganaccia 2000 – dovremo provvedere alla sostituzione con un investimento di oltre 1 milione di euro». I sentori sono però piuttosto positivi. «Non mi sento di azzardare previsioni premature– spiega il presidente di Anef Toscana, Andrea Formento – ma sono fiducioso che il governo vorrà approvare un provvedimento con cui, oltre alle scadenze contingenti, si risolve una questione di mera formalità che pone i nostri operatori in condizioni di svantaggio rispetto a molte realtà italiane ed europee. Una semplificazione che non costa niente ma anzi porterà ad un significativo risparmio nel mantenere in funzione impianti ancora efficienti, coniugando le esigenze di imprese ed enti pubblici con le normative di sicurezza, sempre garantita dagli interventi possibili con le tecnologie attuali certo evolute rispetto al 1985, anno cui risale la normativa italiana di settore. In caso contrario – prosegue Formento –la Regione Toscana, in prima fila in questa battaglia assieme ad Anef, Comune e Provincia, si è detta pronta ad un intervento, mentre come associazioni di categoria ci riserveremo di rivolgerci alle sedi opportune per far valere i diritti di chi opera nelle regioni a statuto ordinario».

Elisa Valentini

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