Il Tirreno

Pistoia

oltre l’orizzonte

«Noi, autonomi rispetto all’Asl»

«Noi, autonomi rispetto all’Asl»

Kira Pellegrini difende l’associazione dalle accuse di collateralismo

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PISTOIA. Questione psichiatria: chiamata in causa, Kira Pellegrini, presidente dell’associazione “Oltre l’orizzonte”, replica al sindacalista Uil Paolo Frosini. «La polemica sulla psichiatria pistoiese non è quella a cui avrei voluto partecipare, i problemi dei servizi psichiatrici sono più complessi e risalgono in gran parte all'impostazione di medicina difensiva di buona parte degli psichiatri pistoiesi. Purtroppo dai loro sindacati abbiamo sentito parlare soltanto di turni e rivendicazioni ma mai una parola su altro. Forse il problema degli orari di lavoro può essere risolto con un po' di buona volontà da parte di tutti, ma tutto il resto richiede formazione seria e continua, confronti non demagogici e progettualità condivisa. Questo a Pistoia non c'è. Nel suo comunicato del 30 agosto il sindacalista Uil Paolo Frosini afferma di aver “motivo di sospettare che l'azienda stia avvalendosi di soggetti terzi (associazioni, on Guidi) per rispondere alle critiche finora avanzate”. Gli chiedo chiarimenti perché abbiamo risposto autonomamente come sempre e ben lo sanno i dirigenti sia dell'Asl che degli enti locali, da noi tartassati perché i servizi vengano migliorati. A volte gli scontri sono duri, ma anche sempre improntati alla ricerca del dialogo, perché a noi sta a cuore esclusivamente il benessere delle persone, i cui diritti vengono spesso calpestati anche da coloro che per deontologia dovrebbero garantirli.

Le 42 associazioni del Coordinamento toscano per la salute mentale di cui sono vicepresidente, grazie anche all'opera appassionata di Galileo Guidi, quando era referente regionale per la salute mentale, hanno ottenuto dalla Regione Toscana normative efficaci e lottano ancora per migliorarle».

Il problema, aggiunge Pellegrini, «è la loro applicazione a livello locale, perché sono poco applicate sia dall'Asl che dagli enti locali. Altrove si è cominciato a farlo con risultati incoraggianti, è ora di iniziare anche a Pistoia. Sono convinta che si possa fare ma bisogna abbandonare i concetti di cronicità e inguaribilità dalle malattie mentali. La direzione aziendale si faccia carico di ciò che le compete senza indugi, il dipartimento di salute mentale smetta le lotte intestine e diventi un corpo unico con l'orgoglio della propria mission, gli enti locali attivino politiche di vera integrazione. È su questo terreno che noi vogliamo confrontarci: sul concetto di malattia e di guarigione, sui progetti personali individualizzati, sul monitoraggio dei farmaci, sul rispetto del paziente, sulla sua riabilitazione e sulla sua inclusione sociale».

Sta crescendo, ricorda Pellegrini, il numero di adolescenti con problemi vari di salute mentale e a Pistoia poco si fa per sostenerli e prevenire il crescente disagio. «Sta aumentando il numero dei giovani che per arginarlo ricorrono a sostanze stupefacenti, all'alcool o al gioco, ma si perdono anni preziosi nella sottovalutazioni del fenomeno o nel rimpallo di competenze e le famiglie sono lasciate sole con responsabilità più grosse di loro.

È tempo di cambiare anche a Pistoia, ci sono tutte le premesse».

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